Giornata Nazionale della Merenda. Attenzione a quelle ipercaloriche

Il 17 settembre ricorre la Giornata Nazionale della Merenda, antica abitudine che contraddistingue l’alimentazione italiana, poi adottata anche nel mondo.

A metà mattina, come a metà pomeriggio, la merenda è un rito per 34 milioni di italiani. La ricorrenza riportata nel calendario ufficiale della Cucina Italiana presumibilmente si lega al momento del rientro a scuola o al lavoro, enfatizzando il momento della ricompensa dalla fatiche quotidiane, nel quale recuperare le energie ed il conseguente calo di concentrazione.

Nutrizionisti e dietologi plaudono, perché si tratta di una buona abitudine; gli esperti consigliano di consumare più pasti durante la giornata (tre principali e due ‘spezza-fame’), che hanno la funzione di portarci a fine giornata con un apporto energetico e nutrizionale adeguato, e con una giusta gratificazione del gusto.

Una merenda sana dovrebbe coprire circa il 5-10% dell’energia totale della giornata e dovrebbe avere 3 caratteristiche: pratica (meglio se monoporzione), fatta con ingredienti leggeri e genuini, gustosa. Deve permettere all’organismo di riprendere le ‘forze’ ma non deve appesantirlo”. Un rischio al quale sono sottoposti il 54% dei bambini italiani che consumano alimenti con eccessiva densità calorica. Al contrario c’è una minoranza del 3,4% che la salta addirittura del tutto.

Sono tante le curiosità legate a questo momento della giornata.

La merenda più antica della storia di cui abbiamo notizia è il bretzel (o pretzel), il noto biscotto salato preparato dai monaci europei proprio come premio da dare ai bambini che studiavano e imparavano a memoria la Bibbia (“pretiola”, “ricompensa” in latino, e da qui “pretzel”).

Le merende della tradizione regionale sono numerosissime. All’insegna della cucina mediterranea, spiega Coldiretti, è la bruschetta pugliese dove dominano l’olio d’oliva e il pomodoro mentre in Liguria si valorizzano le verdure che, con il loro contenuto di vitamine e sali minerali, vanno a infarcire le torte di pasta sfoglia o frolla. Se il pane friulano si accompagna ad una mousse di ricotta fresca di latte vaccino, le tigelle modenesi, conosciute anche come crescentine, cotte un tempo su terracotta ed oggi su piastre di ghisa, si accompagnano a confetture di frutta. E ancora protagoniste della tradizione laziale sono le ciambelle al mosto, per avvicinare al profumo del vino i più piccoli che non possono ancora berlo, mentre dalla Sardegna ci sono le seadas o sebadas, grandi ravioli di una pasta molto sottile fatta con semola di grano duro, acqua e poco strutto, con un ripieno di formaggio pecorino. Il tutto viene fritto e, una volta tolto dall’olio, si cosparge di miele di corbezzolo.

Se il classico panino imbottito e la pizza restano molto diffusi lungo tutta la Penisola, negli ultimi decenni soprattutto tra i più piccoli si sono affermate le merendine confezionate. Tuttavia, con la svolta salutista degli italiani, si assiste anche ad un ritorno della frutta e verdura il cui livello di consumo delle nuove generazioni resta però lontano da quanto suggerito nelle linee guida sulla sana alimentazione con il 20,4% dei bambini che la consumano meno di una volta al giorno mentre sono appena l’8,5% quelli che la consumano 5 o più volte al giorno come consigliato.