Immigrati: tre anni fa la strage a Lampedusa

Sono passati già tre anni dal naufragio a Lampedusa in cui persero la vita 366 migranti. Il barcone era a mezzo miglio dall’isola quando un incendio a bordo lo fece colare a picco.
Si disse la più grande tragedia del Mediterraneo.
Nei mesi e anni successivi, seguirono altri drammi. Si fece appello all’Unione europea fino ad allora assente, con Lampedusa e l’Italia lasciate sole.
Furono in pochi tre anni fa a salvarsi e oggi sono tornati. Con loro – in mano cartelli che indirizzano ai lampedusani ringraziamenti e tanti cuori rossi e chiedono accoglienza – in marcia studenti europei, partecipanti di workshop tematici nell’ambito de “L’Europa inizia a Lampedusa”, un progetto biennale promosso dal ministero, in sinergia con il Comitato 3 ottobre: almeno 200 testimoni.
I giovani ed i sopravvissuti sono protagonisti del corteo fino alla Porta d’Europa, dove una corona lanciata in mare intende dare nuova linfa a una memoria più condivisa.
Sempre oggi la firma di un protocollo per l’istituzione della sezione “giovani” del Museo della Fiducia e del Dialogo,alla presenza del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone; presente anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Soprattutto protagonisti i lampedusani con il sindaco-coraggio Giusi Nicolini, raccontati da ‘Fuocoammare’, il docu-film che dopo avere conquistato l’Orso d’Oro a Berlino, sogna l’Oscar, ma che ha gia’ avuto il merito, ha detto il medico Pietro Bartolo, che in 25 anni ha salvato migliaia di migranti, di accendere un faro nel mondo.
“In questi giorni a Lampedusa tanti giovani si sono incontrati con gli studenti del luogo per confrontarsi su cio’ che vogliono dire concretamente parole come inclusione, integrazione e accoglienza – il commento del Sottosegretario Davide Faraone – ci ritroviamo tutti insieme, cittadini, studenti, istituzioni, a riflettere su cosa sta avvenendo nelle acque di fronte casa nostra e su cosa possiamo fare concretamente per affrontare al meglio questa situazione. Laddove ci sono governi che alzano muri e barriere, la scuola mostra di essere ‘maestra di vita’, mostrandoci la via dell’accoglienza e dell’apertura, praticata naturalmente dai ragazzi”.

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