In arrivo il museo della lingua italiana

Un museo dove trovare testimonianze dell’importanza, creatività, vivacità, innovazione della lingua italiana. Lo propone il linguista Giuseppe Antonelli che ha dedicato al suo progetto anche un libro.

“Lo spunto – ha spiegato Antonelli in un’intervista – viene da una grande mostra sulla lingua italiana realizzata nel 2003 alla Galleria degli Uffizi con la direzione di Luca Serianni, ma anche dal museo della lingua portoghese a San Paolo in Brasile, una struttura su quattro piani che in meno di dieci anni ha registrato 2 milioni e mezzo di visitatori. In Europa musei dedicati a lingue nazionali non esistono ancora: l’Italia potrebbe fare da battistrada”.

Il presupposto di base è che storia della lingua e storia del costume viaggiano di pari passo, attraversando un po’ tutti i settori, dall’arte alla musica, dalla moda allo sport, dalla scienza al teatro.

Ma come sarà questo innovativo Museo? L’ideatore pensa a 60 pezzi da distribuire in quindici sale espositive, strutturate su tre livelli corrispondenti a tre epoche: italiano antico, moderno e contemporaneo.

Nella prima sezione, il linguista inserirebbe “il Placito Capuano, la prima testimonianza in volgare, conservata presso l’Abbazia di Montecassino. E poi il fiorino d’oro, la moneta che nel ’300-’400 ha fatto girare non solo l’economia ma anche la lingua fiorentina in Europa: la parola banca, ad esempio, che indicava la panca dei cambiavalute, è stata esportata dai fiorentini in tutte le lingue”.

Nel piano dedicato all’età moderna, spiega ancora Antonelli “la carrozza, il simbolo del dinamismo della lingua italiana che si muove insieme ai nuovi mezzi di trasporto, ed ancora il baule degli emigranti, in quanto
l’esperienza dell’emigrazione indusse molti nostri concittadini tra ’800 e ’900 a misurarsi con l’italiano e scrivere lettere ai parenti rimasti in patria; il pallone dei Mondiali del ’34 perché la cronaca in radio di quelle partite permise a moltissime persone, anche analfabete, di parlare un italiano vivido e fluido”.

“L’età contemporanea – prosegue – potrebbe essere sintetizzata dal logo di Lascia o raddoppia, la trasmissione tv che permise di diffondere la lingua attraverso la forza delle immagini”. Ad accogliere e salutare i visitatori, due motorini della Piaggio, il “Sì” per evocare, ribadisce il professore “la parola simbolo del nostro Paese che Dante definiva la terra ‘dove ’l sì suona’; mentre il Ciao indicherebbe un saluto che da territoriale è diventato internazionale”.

Oltre agli oggetti, inoltre, le tante parole create ed esportate dagli italiani. Come i vocaboli pensati per il mondo dell’arte ed oggi di uso comune, da bassorilievo a chiaroscuro, da piedistallo a disegno, da prospettiva ad architetto. E poi alle parole della musica: concerto, maestro, sinfonia, andante, adagio, allegro, viola, violino, violoncello, libretto, tenore, perfino fiasco sono ormai termini globali. Senza dimenticare la cucina: maccheroni, gnocchi, ravioli, tortelli, spaghetti, pesto, risotto, mozzarella.

Pensando al luogo che potrebbe ospitare la struttura, l’ideatore propone Firenze, ma anche Milano potrebbe ben figurare, visto che Manzoni ha cambiato la fisionomia dell’italiano, o Mantova, intrisa di memorie virgiliane e luogo del Festivaletteratura. Unica indicazione che sia “non la sede di una celebrazione nostalgica – dice l’autore – ma un luogo dinamico, come la lingua”.