L’Euro ha compiuto 20 anni

L’euro ha compiuto 20 anni e rappresenta il simbolo più concreto e tangibile dell’integrazione europea, sulla quale ha impartito un’accelerazione che è stata più marcata tra i Paesi che vi hanno aderito e che oggi ammontano a 19, sui 27 Stati dell’Unione Europa (28 contando la Gran Bretagna). La valuta unica è stata introdotta nel gennaio del 1999, ma la sua genesi parte molto più indietro.

E’ una tappa cruciale nella costruzione dell’Unione europea, nata come comunità europea nel 1957, che venne fissata nel 1988 con l’accordo sulla progressiva realizzazione dell’Unione economica e monetaria. Nel 1991 gli Stati membri hanno approvato il trattato sull’Unione europea, il trattato di Maastricht, proiettandosi verso la nuova moneta.

Nel suo intervento a Strasburgo per il ventesimo anniversario della moneta unica, il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha sottolineato, tra l’altro “l’Euro è utilizzato da 340 milioni di cittadini europei, ed è la seconda moneta più importante al mondo. Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro, tre europei su quattro danno un giudizio positivo sulla moneta unica. L’Euro ha reso più trasparente e competitivo il nostro mercato interno, facilitando le transazioni, gli spostamenti, il commercio, il turismo. … Tuttavia – ha evidenziato Tajani – la crisi ha anche evidenziato l’incompletezza dell’edificio dell’Euro e alcuni errori compiuti nella gestione del problema dei debiti sovrani. Va riconosciuto che non tutti sono convinti del buon funzionamento della moneta unica. ….. Personalmente, resto convinto della bontà del progetto dell’Euro. Ma l’euro non è fine a sé stesso. Deve essere uno strumento per realizzare un’economia sociale di mercato, con l’obiettivo di portare prosperità e lavoro a tutti cittadini”.

“Il mio appello – ha concluso il Presidente – è che quella di oggi non sia una mera celebrazione, dove ci culliamo sugli allori, ma una presa d’atto dei problemi ancora aperti. Chiedo un’assunzione di responsabilità ai leader europei per avviare urgentemente quei cambiamenti necessari per rafforzare l’euro e rilanciare crescita e occupazione”.

I 20 anni dell’euro, di fatto, sono stati un banco di prova, che ha visto l’euro mantenere una dinamica sostanzialmente stabile nel contesto globale nonostante una crisi dalla quale secondo il presidente della Bce, Mario Draghi l’Unione monetaria è uscita più forte di prima.

Tra gli effetti positivi elencato dagli economisti:

UN’ANCORA DI STABILITA’ La stabilità, elemento essenziale in uno strumento di scambio di valore, è il primo dei vantaggi annoverati dai sostenitori dell’euro. A testimoniarla ci sono due aspetti chiave: i cambi dell’euro rispetto al dollaro, la principale valuta internazionale, e l’inflazione media nell’area. L’euro è partito leggermente al di sopra del dollaro, attorno a quota 1,17 (non lontano dai livelli attuali). A metà 1999 finì sotto la soglia simbolica della parità e vi rimase per i successivi 4 anni, senza però mai finire sotto quota 0,8 dollari. Poi la risalita e una una fase di fluttuazioni blande tra 1,1 e 1,4 dollari, fino alla crisi globale successivamente alla quale le fluttuazioni risultarono più accentuate Ma anche nelle fasi più acute della successiva crisi dei debiti pubblici dei Paesi aderenti l’euro non è mai sceso sotto 1 dollaro.

INFLAZIONE SOTTO CONTROLLO Anche sul versante dell’inflazione le performance dell’euro, e della politica monetaria della Bce, sono abbastanza evidenti. O almeno nella fase di “normalità”: tra 1999 e 2007 le variazioni della crescita dei prezzi al consumo sono state piuttosto marginali, tra l’1 per cento e il 2,5 per cento. E’ nella fase successiva, quella prima della crisi globale e poi dei debiti nell’area euro che si sono viste altalene, tra il 4 per cento di metà 2008 e i valori negativi della recessione globale del 2009 e poi del 2015, quando si rischiò la deflazione dopo i crolli del petrolio. Oggi l’inflazione di Eurolandia è tornata a valori normali, attorno al 2%.

PIU’ INVESTIMENTI Ovviamente gli aspetti positivi vanno ben oltre. Dalla stessa stabilità derivano altri benefici. Dato che aiuta l’economia consentendo a governo e imprese di pianificare in maniera più credibile il futuro: in questo modo è un presupposto di investimenti e crescita, che per i cittadini si traducono in maggiori opportunità di lavoro e reddito.

MAGGIORI POSSIBILITA’ DI SCELTA Stabilendo un metro di misura comune tra i vari paesi aderenti, l’euro ha ampliato le possibilità di scelta per consumatori e imprese. Creando al tempo stesso un meccanismo virtuoso di paragone immediato, in cui possono risaltare valori fuori scala in un determinato Stato o regione.

INTEGRAZIONE SUI MERCATI E PIU’ VIGILANZA Al tempo stesso l’Unione valutaria consente di ottenere mercati finanziari più integrati, stabilendo standard di vigilanza comuni a beneficio di investitori e consumatori.

MAGGIORE PESO INTERNAZIONALE L’euro, con un peso specifico enormemente superiore a quello dei singoli paesi, consente una maggiore rilevanza dell’Ue e delle sue istituzioni nell’economia mondiale.

MENO COSTI Rimuovendo l’obbligo di cambiare le valute nelle operazioni transfrontaliere l’euro ha rimosso costi aggiuntivi assieme al rischio di cambio e elementi di opacità. Effettuare attività di impresa nell’Unione valutaria diventa più conveniente e meno aleatorio. Il turismo è più agevole e la trasparenza sui prezzi è enormemente maggiore.

CAPITALI DALL’ESTERO La mole complessiva di Eurolandia, combinata alla stabilità monetaria e all’integrazione crea un insieme di fattori attraenti per investitori e Paesi terzi, favorendo scambi commerciali e investimenti. La gestione prudente rende l’euro una valuta di riserva attraente.

RESISTENZA A SHOCK E CRISI Uno spazio economico ampio, stabile e integrato dispone di una intrinseca maggiore resistenza a improvvisi sviluppi negativi esterni avversi, che in precedenza con le valute nazionali potevano innescare conseguenze molto più gravi.