Tennis: Andy Murray si ritira

“Non posso continuare a fare questo”. In una conferenza stampa pre-torneo a Melbourne Andy Murray ha confermato che prenderà parte agli Australian Open al via lunedì – torneo dove ha raggiunto per 5 volte la finale – ma ha anche annunciato che a causa del persistere del dolore all’anca ha deciso di chiudere la sua carriera.

La sua speranza, ad oggi è riuscire ad appendere la racchetta al chiodo sull’erba di Wimbledon, dove ha trionfato nel 2013 e nel 2016. Sì perché il 31enne di Dunblane non è sicuro nemmeno di riuscire a continuare fino a luglio. Venti mesi tra cure, operazione (esattamente un anno fa) e riabilitazione non sono infatti bastati a risolvere i problemi all’anca destra.

“Ho sopportato il dolore da venti mesi a questa parte – ha detto – le ho provate tutte per cercare di far stare meglio la mia anca. Ha aiutato ma non abbastanza: sono in condizioni migliori rispetto a sei mesi fa ma avverto ancora molto dolore. Ed è dura”.

Ha comunque confermato che sarà in campo nel primo turno contro lo spagnolo Roberto Bautista Agut. “Ho intenzione di giocare – ha detto – posso ancora competere a certi livelli anche se non quanto sarei felice di fare. Il dolore è davvero tanto ed io non voglio continuare a giocare in questa maniera. Durante l’off-season a dicembre ho parlato con il mio team” – ha aggiunto Andy – “e ho detto che non potevo continuare ad andare avanti così, che avevo bisogno di mettere un punto perché non potevo continuare senza avere alcuna idea su quando il dolore sarebbe cessato”.

“Ho la possibilità di sottopormi ad un altro intervento chirurgico, un po’ più invasivo di quello che ho già fatto, che mi rimetterebbe in sesto l’anca – ha anche ribadito – Mi permetterebbe di avere una migliore qualità della vita, di essere libero dal dolore. E’ qualcosa che sto seriamente considerando, ovviamente però non ci sono garanzie. Ma il motivo per cui sto prendendo in considerazione l’operazione non è quello di poter tornare al tennis professionistico ma semplicemente per avere una migliore qualità di vita”.