5 febbraio: Giornata Internazionale contro gli sprechi alimentari

Lo spreco alimentare è oramai parte della vita quotidiana, avviene in tutte le fasi della filiera, dalla produzione al consumo domestico. Oggi nel mondo si gettano più di un miliardo di tonnellate di cibo all’anno. Una cifra sorprendente che riporta l’attenzione su un tema che si ripropone periodicamente in quest’epoca caratterizzata da una crescente coscienza ecologica: lo spreco alimentare.

Per sensibilizzare la popolazione, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha così deciso di istituire la giornata internazionale della consapevolezza sullo spreco alimentare, e oggi, 5 febbraio, la si celebra in Italia.

Ma quali sono i Paesi più spreconi al mondo? L’indice di sostenibilità alimentare (Food Sustainability Index), redatto dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), ci permette, grazie ad una ricerca svolta in più di 60 Paesi sulla base di indicatori ambientali, sociali ed economici, di esplorare l’argomento.

In cima a questa particolare (e negativa) classifica si trovano gli Emirati Arabi Uniti, seguiti da Bulgaria e Russia. D’altra parte, tra i Paesi più virtuosi si posizionano Francia, Olanda e Canada. Ma in che modo si può arginare questo fenomeno? La Francia è diventata negli ultimi anni un modello da seguire per quanto riguarda la riduzione dello spreco alimentare, infatti, è attiva sia a livello pubblico che privato contro questa tendenza. Innanzitutto, è stato il primo Paese a proibire ai supermercati di gettare il cibo invenduto che è vicino alla scadenza, il quale dovrà invece essere devoluto ad enti benefici. Il Paese punta inoltre a cambiare le abitudini dei consumatori: a Parigi è stata lanciata un’iniziativa per riciclare i rifiuti organici. Distribuendo dei kit di riciclaggio, accompagnati da una guida, l’obiettivo è quello di raccogliere i rifiuti organici e trasformarli per poterli riutilizzare come fertilizzanti o biocombustibili. Oltre a ciò, la Francia è tra i Paesi con una quota di obesità tra le più basse al mondo, ed è in prima linea nell’adattamento di strategie agricole rispettose e attente al cambiamento climatico.

A livello internazionale, le Nazioni Unite si sono prefissate nel programma «Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile degli obiettivi da raggiungere nel prossimo decennio, tra cui il garantire modelli di consumo e produzione sostenibili. Uno degli scopi prefissati è dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura. In determinati Paesi, vi sono inoltre diverse App che mirano a ridurre lo spreco alimentare ritirando il cibo invenduto da negozi e ristoranti.

Nelle case degli italiani, si legge in una nota dello “Sportello dei Diritti”, 27,5 kg di cibo finiscono, ogni anno, nella spazzatura. Tra gli alimenti più sprecati verdura e latticini. Le previsioni per il futuro non sono delle migliori, perché si stima che nel 2030 lo spreco aumenterà del 25%. E tutto questo quando più di 815 milioni di persone nel mondo sono denutrite. Se fosse possibile recuperare tutto il cibo che sprechiamo, si potrebbero sfamare quasi 2 miliardi di persone.

Tuttavia, ed è una notizia positiva, quasi 4 italiani su 10 (37%) uscendo dal ristorante si portano a casa gli avanzi nella “doggy bag”, il contenitore per portare via il cibo non consumato ed evitare così che venga buttato Emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ sugli sprechi alimentari degli italiani nella quale si evidenzia che il 18% lo fa solo raramente mentre il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla. Un 21% di italiani, invece, non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori, mentre il resto non li chiede perché non sa che farsene.

Per far crescere la consapevolezza sulla problematica, fioriscono le campagne di sensibilizzazione. Come quella lanciata da Enea e Federdistribuzione sui rispettivi canali social. Si tratta di un test semplice e divertente, volto a portare sotto i riflettori lo spreco alimentare e a mettere in moto un circuito virtuoso, coinvolgendo un’ampia platea di soggetti, dagli operatori della filiera agroalimentare, alle imprese ed associazioni fino ai singoli consumatori. Rispondendo alle domande, in forma di quiz, sarà possibile capire quanto siano corrette ed efficaci le abitudini in cucina e nella conservazione degli alimenti per contrastare lo spreco alimentare e valutare così il nostro “livello”, espresso in peso “piuma”, “medio” o “massimo”.