Anche i diamanti diventano tracciabili. Svolta da Tiffany

Promuoverne la tracciabilità e la trasparenza dei diamanti. E’ la novità lanciata da Tiffany & Co.

Da gennaio 2019, infatti, i clienti della gioielleria, la cui sede sulla Quinta Strada ha fatto da sfondo a ‘Colazione da Tiffany’, conosceranno il Paese o la regione di origine delle pietre che stanno acquistando.

“E’ nostro dovere, come leader del settore dei diamanti, dare ai nostri clienti questa informazione”, ha detto alla Bloomberg Tv il Ceo Alessandro Bogliolo, confermando l’interesse del brand a conquistare i fidanzati del futuro.

D’altra parte conquistare la generazione dei Millennials non è così facile per Tiffany, fondata nel 1937 e, soprattutto negli ultimi tempi, afflitta da vendite deludenti. Dopo le dimissioni improvvise dell’amministratore delegato e l’arrivo, 15 mesi fa, di Bogliolo sono state intraprese iniziative per ringiovanire il brand, come un ristorante-caffè ideale per essere postato su Instagram o la campagna pubblicitaria con Zoe Kravitz, attrice considerata un’icona della moda Millennial, fino alla tracciabilità dai diamanti.

E’ un fatto, ormai, che gli acquirenti vogliano avere la certezza che la pietra non sia stata prodotta sfruttando lavoro minorile o per finanziare guerre e terrorismo: i cosiddetti ‘diamanti insanguinati’. L’iniziativa sta ottenendo molti consensi, primo fra tutti quelli di Human Rights Watch, che ha parlato di “nuovo livello di trasparenza nel settore del gioiello”.

D’ora in poi su ogni diamante venduto da Tiffany verrà inciso un numero di serie e ad ogni acquisto i clienti riceveranno un certificato sull’origine delle pietre. Per il colosso newyorkese, che nel 2017 ha venduto anelli di fidanzamento per oltre 500 milioni di dollari, la certificazione della provenienza non è l’unico obiettivo: entro il 2020 verranno condivise informazioni anche sulle fasi intermedie, inclusi i luoghi dove i diamanti vengono tagliati e puliti.