Chiara Ferragni, documentario sulla mia vita è stato una seduta di psicanalisi

A 20 anni avevo l’idea fissa di realizzare qualcosa di importante e l’impressione che il tempo si stesse accorciando per realizzare questo qualcosa, pensavo di essere in ritardo. Ogni giorno era un giorno in meno”. Lo ha sottolineato Chiara Ferragni sulle pagine di Grazia della quale è stata direttrice ospite nel numero speciale in edicola venerdì 30 agosto.

Nell’intervista al settimanale diretto da Silvia Grilli, ricorda gli inizi e la voglia di raccontarsi nata nei filmini di famiglia, il debutto sul web, le prime sfilate seguite in piedi, fino agli inviti ai più importanti eventi di moda. “E’ passato del tempo per ottenere l’invito e anche il ‘plus one’: invito più ‘plus one’, e sei qualcuno”. “Tutti si conoscevano, e nessuno conosceva me – continua – avevo paura di non riconoscere le celebrità o di vestirmi in modo non consono. Sentivo la gente chiedersi ‘Ma questa chi è?’ oppure ‘Durerà poco, sei mesi e sparisce'”.

Alla vigilia della presentazione del documentario sulla sua vita Chiara Ferragni – Unposted, nella Selezione Ufficiale – Sezione Sconfini della Mostra del Cinema di Venezia, ha commentato “è stata un’esperienza incredibile, quasi una seduta di psicanalisi. Per me, abituata a raccontarmi direttamente, lasciarmi raccontare non era facile”.

Di sé rivela una doppia anima, “da una parte, sul lavoro, mi considero adulta, professionista. Dall’altra, sul personale, bambina precoce. Quando sono rimasta incinta, mi sentivo ragazza madre, giuro, e non perché non ci fosse il padre. Avevo trent’anni, ma ero comunque la prima tra le mie amiche a diventare mamma”. Il bambino è arrivato in un mondo di giocattoli “c’erano quelli di Fedez – ha precisato – e grazie al marito sui social è arrivato anche «un pubblico di bambini di 6-7 anni che prima non mi seguivano, non sapevano nemmeno chi fossi”.

L’imprenditrice digitale da 17 milioni e 200 mila follower è impegnata anche in una battaglia contro il cyberbullismo. “Vorrei realizzare in futuro progetti concreti. Penso alle ragazzine di 12-13 anni, se non più piccole. Le conseguenze ai commenti negativi possono essere devastanti, non solo per l’autostima. Un tempo il giudizio era della scuola, del paese. Ora è del mondo. Se avessi dovuto dar retta agli haters – ha concluso – mi sarei fermata nel 2010. E sì, sarei sparita come dicevano loro”.