Elena Santarelli: il percorso della mamma di un bimbo malato

E’ risaputo che il successo e la fama non mettano al riparo dal dolore e dai momenti difficili, una parziale consolazione può essere mettersi al servizio degli altri, nonostante possa costare fatica.

Da quando, nel novembre scorso, a Giacomo, il figlio di Elena Santarelli e Bernardo Corradi, è stato diagnosticato un tumore cerebrale, la coppia ha chiamato a raccolta tutte le proprie energie per supportare il piccolo – 9 anni il 22 luglio – e parallelamente, soprattutto Elena si è aperta alla rete, raccontando sui social quanto sta accadendo nella sua vita.
La motivazione? in una recente intervista ad un noto quotidiano ha ammesso Elena, dare speranza alle mamme, perché “non è detto che un tumore annienti la vita”, oltre a “ringraziare i medici e aiutare le associazioni. Era Pasqua e Heal (la Onlus Heal, che si occupa di neuroncologia pediatrica col Bambino Gesù di Roma, che ha in cura il figlio – ndr) ha venduto per beneficenza uova come mai”.

Un esempio positivo, quello dei due genitori, che ha il merito di amplificare la portata della sensibilizzazione, visto che anche Bobo Vieri devolverà i proventi della sua Bobo Summer Cup alla Heal.

Aprirsi agli altri, in ogni caso, non mitiga il dolore, benché “in certi frangenti, la forza arriva – ha proseguito la mamma di Giacomo – non ho mai trattato mio figlio da malato, gli ho sempre detto che, mentre si fanno le chemio, si studia e questo ha creato una normalità nella mia vita e nella sua”.

Parlando dei momenti più duri, la showgirl ha spiegato “la prima sera in reparto. Non volevo che Giacomo vedesse i bambini intubati, non potevamo dirgli subito: ora fai la chemio, perdi i capelli, combatti le cellule. Ci siamo arrivati piano piano con l’aiuto, fondamentale, degli psicologi” …Ed ancora “di notte, con la torcia, andavo a raccogliere i capelli di Giacomo dal cuscino, per non farglieli trovare al mattino. Quei momenti erano una pugnalata. Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente”.

La speranza, però, accompagna le giornate di questa famiglia molto più normale di quanto si possa pensare “Aspettiamo di sentirci dire – ha sottolineato in uno dei passaggi dell’intervista – che siamo a fine terapia. Non sarà presto. Il percorso è lungo, confidiamo di essere nell’80 per cento che si salva”.

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