Foca monaca nelle acque del Salento. Subito una grande area marina protetta

La foca monaca torna non solo nel mare aperto del Salento, ma addirittura sulla spiaggia di Frigole, località del comune di Lecce che si affaccia sull’Adriatico. Non più a fare capolino tra le onde – come nei precedenti avvistamenti – ma adesso vi è la prova certa che nei giorni scorsi numerosi cittadini ne hanno visto almeno un esemplare salire sulla riva sabbiosa, salvo rigettarsi in mare data la nota timidezza della specie sempre più rara e perciò schiva.

Sarebbe la prova che il mammifero marino a distanza di oltre quarant’anni torni in quello che era uno dei suoi habitat e che dimostra come la natura, ove rispettata possa riprendere i suoi spazi originari se solo la si salvaguardia.

Del pinnipede, secondo una stima dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura sopravvive una popolazione di appena 600-700 esemplari: circa 200 concentrati nell’Egeo e nel Mediterraneo sudorientale, 20-30 nel Mar Ionio, 10-20 nel Mare Adriatico, una decina nel Mediterraneo centrale, dai 10 ai 20 nel Mediterraneo occidentale e meno di 300 in Atlantico. La specie è pertanto da considerarsi a serio rischio di estinzione.

La Società Zoologica di Londra, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera la Monachus monachus (questo il nome scientifico) una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione. Anche per questo lo Sportello dei Diritti rilancia l’appello già rivolto nel giugno 2017 per un intervento del Ministero dell’Ambiente ad avviare tutte le azioni necessarie per la salvaguardia dell’habitat della foca monaca anche nella terra del Salento.

E’ improcrastinabile, prosegue l’organismo che ha come mission sviluppare una crescente attenzione sociale sul tema dei diritti e delle garanzie, la necessità di protezione della costa in una porzione della Regione Puglia che da tempo ha abbandonato ogni velleità industriale. Ad essere lanciata è l’idea di un’Area Marina protetta a partire dalla costa antistante l’Oasi Naturale de “Le Cesine” che potrebbe costituire il fulcro dell’istituenda zona a speciale tutela.
Un percorso che suonerebbe – conclude l’associazione “anche come una presa di posizione nei confronti dell’intensificarsi dei lavori del mega-gasdotto del consorzio TAP, una grande opera evidentemente incompatibile sia con la sostanziale vocazione non industriale del territorio che con la presenza di specie che meritano assoluto rispetto e protezione”.