Londra è la capitale delle foche. Censiti 138 cuccioli

Il Tamigi è invaso da colonie di giovani foche. Ormai a Londra non è più una novità avvistarle e, ovviamente, scattano le registrazioni e le certificazioni, oltre, ovviamente alle foto da postare sui social.

Quest’anno sono nati circa 138 cuccioli di foca, come annunciato dai media britannici, riportando i risultati di un’indagine condotta dalla Zoological Society of London (ZSL). Sono stati rintracciati nell’area dell’estuario del fiume sul Mare del Nord. I numeri parlano chiaro: nel 2018 si faceva la stima di 1104 foche comuni 2406 grigie presenti nell’estuario del Tamigi, sulle basse lingue di sabbia che caratterizzano questo paesaggio, un aumento compreso tra il 14 e il 19% rispetto al 2016.

Allo studio la ragione del fenomeno: le acque sono sempre meno inquinate o i mammiferi hanno sviluppato un’eccezionale capacità di resistenza e di adattamento anche in un ambiente deteriorato? Negli anni Cinquanta il Tamigi era stato dichiarato già “biologicamente morto”, quindi come mai ora il fiume si è trasformato in un habitat ideale, un ecosistema di nuovo “vivente e respirante”? Secondo la biologa Thea Cox, della ZSL, la presenza dei cuccioli non sarebbe possibile se le acque non offrissero “sufficienti fonti di cibo. Questo dimostra che l’ecosistema del Tamigi è florido e ci dice quanti progressi sono stati compiuti da quando le sue acque sono state dichiarate biologicamente morte negli anni Cinquanta”.

Tuttavia, le foche (quasi) londinesi devono comunque sfuggire a vari pericoli. Il loro numero è aumentato da quando ne è stata bandita la caccia negli anni Settanta, permettendogli di ripopolare le coste del Regno Unito, ma persiste l’inquinamento delle acque, per la presenza di plastica ed abbondano i virus letali, come quello che nel 2002 sterminò un quarto delle foche comuni che vivevano sulla costa est d’Inghilterra.

Un fatto che induce a sperare anche per i fiumi italiani! Il Tevere potrebbe tornare a diventare “biondo”, come voleva la tradizione, e a ospitare non più solo colonie di topi e nutrie, ma qualche altro animale amante delle acque “chiare, fresche e dolci”.