3 dicembre: Giornata Internazionale delle persone con disabilità

Di Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità si è cominciato a parlare nel 1981, ma la proclamazione ufficiale risale al 1992, con la risoluzione 47/3 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il documento sostiene la necessità di promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità in tutte le sfere della società, ribadendo il principio di uguaglianza e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla vita – proprio come vuole l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che s’impegna a “non lasciare nessuno indietro”.

In particolare l’Agenda mira a rafforzare i servizi sanitari nazionali e migliorare le strutture che possano permettere un effettivo accesso ai servizi per tutti. Sensibilizzare l’opinione pubblica a favorire l’integrazione e l’inclusione dei diversamente abili permetterebbe un processo rapido verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile, in grado di promuovere una società resiliente attraverso l’eliminazione della disparità di genere, il potenziamento dei servizi educativi e sanitari e l’inclusione sociale, economica e politica.

I dati italiani parlano di 4.360.000 persone con disabilità, ma anche di scarsi servizi a loro dedicati e di poche risorse a disposizione, sia a livello locale che nazionale. In questo scenario, le famiglie vengono spesso abbandonate a se stesse e sono costrette a fare i conti con istanze inascoltate, costi sempre più elevati delle cure e lunghe liste d’attesa. Sempre secondo le ultime stime, oltre 4 milioni di connazionali rinunciano a visite o accertamenti specialistici per motivi economici e, in particolare, il 5,2% delle famiglie dichiara di disporre di scarse o insufficienti risorse economiche per fronteggiarle, rispetto all’1,9% di quante dichiarano di disporre di risorse adeguate. Un chiaro segnale di vulnerabilità nell’accesso alle cure, che riguarda in particolar modo i cittadini meno abbienti.

Anche per questo, il tema 2019 della Giornata è il “durante e dopo di noi” e molte città, con il supporto degli organismi pubblici e privati, hanno organizzato iniziative finalizzate a ribadire l’urgenza di abbattere quelle barriere che limitano diritti imprescindibili. Ad aggravare la situazione, le costanti restrizioni finanziarie imposte alla sanità pubblica per far fronte alla crisi economica che hanno indebolito il sistema di offerta di servizi e prestazioni sanitarie, aggravato le difficoltà di accesso alle cure e ampliato le disuguaglianze. Tra il 2015-2018 – sottolinea una nota dell’Istituto Serafico di Assisi che dal 1871 si prende cura e custodisce la vita delle persone con disabilità plurime – l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione del finanziamento del SSN di 12,11 miliardi di euro. Inoltre, secondo l’ultimo rapporto Ocse , in Italia si spendono 3.391 dollari pro-capite per la sanità (che ci collocano in prima posizione tra i paesi più poveri dell’Europa insieme a Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Polonia e Lettonia), inferiori ai 3.978 dollari della media Ue e molto più bassi dei 4.713 del Lussemburgo o dei 4.160 della Germania.

Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto umbro ha lanciato un appello alle Istituzioni affinché trovino al più presto soluzioni concrete alla disuguaglianza nella salute e diano maggiore sostegno alle famiglie delle persone più fragili. “Mi commuovo ogni volta che osservo i volti sorridenti dei nostri bambini e ragazzi – ha scritto, tra l’altro – La loro forza risiede proprio in quei sorrisi, che non mancano mai, nonostante la difficoltà, il limite e il dolore. Ma la gioia per aver aperto le porte alla vita di tanti bambini e ragazzi stride fortemente al pensiero di quanti, quella porta, la trovano purtroppo chiusa. Ho sempre negli occhi le lacrime dei genitori che incontriamo nel nostro cammino e che ci raccontano storie di abbandono e di difficoltà. … I valori su cui il Serafico si fonda, ci fanno credere fortemente che la disuguaglianza nella salute sia la forma di discriminazione più disumana e in questa Giornata così importante vogliamo ricordare a tutte le Istituzioni del nostro Paese che è necessario superare le disuguaglianze proprio per consentire la libertà di vivere ‘durante e dopo di noi’, perché una società più giusta e inclusiva può essere costruita solo a partire dai più fragili”.

Abbiamo lasciato che la cultura dello scarto mietesse nuove vittime: anziani, disabili gravi, malati cronici. La stessa crescita del fondo sanitario nazionale è strettamente collegata al PIL, ma lo sviluppo di un popolo e di un territorio non possono prescindere dalla libertà sostanziale delle persone e dalla loro reale possibilità di partecipare alla vita. Il problema dello ‘scarto’ verso le persone disabili, non può essere risolto attraverso politiche assistenziali e redistributive di ciò che si può spendere – conclude – ma necessita una comprensione delle richieste morali e politiche che provengono dalla disabilità alle quali si può rispondere solo grazie ad un deciso contributo della società e con interventi creativi e generativi. Insieme a milioni di disabili nel mondo, insieme a tanti esclusi, nutriamo un sogno: che ciascuno possa tornare libero di vivere la propria vita in un mondo in cui l’uguaglianza sostanziale possa essere una realtà. La vita e la salute non possono essere solo un privilegio di alcuni”.

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