Astronomia: e se Europa, una delle lune di Giove, ospitasse gli extraterrestri?

L’idea della vita oltre il nostro pianeta, potrebbe essere, oltre che reale anche verificabile a breve.

L’analisi di un set di dati riscoperti dopo 20 anni, ha fornito le prove più consistenti sull’esistenza degli enormi getti d’acqua e vapore che si producono sulla superficie di Europa, una delle lune di Giove. Questi nuovi elementi oltre a stimolare nuove missioni spaziali, rendono più probabile l’esistenza di forme di vita.

Europa, scoperta da Galileo Galilei ai primi del 1610,è solo una delle 67 lune di Giove, il pianeta più grande tra quelli in orbita intorno al Sole, ma è la quarta per dimensione e il sesto satellite naturale più grande di tutto il sistema solare. Europa appare come una grande palla di neve: la sua superficie, spessa e ghiacciata, ricopre un oceano che si stima contenga il doppio di tutta l’acqua degli oceani terrestri. Lo spessore dello strato di ghiaccio non è noto, ma dalle osservazioni e i movimenti della luna, si ipotizza che si spinga in profondità per diverse decine di chilometri. Proprio questa crosta ghiacciata così spessa ha finora reso impossibile uno studio più approfondito di Europa.

Per studiare Giove e le sue lune, nel 1989 fu inviata la sonda spaziale Galileo, che raccolse e trasmise verso la Terra un sacco di informazioni tra il 1995 e il 2003, prima di terminare la sua missione con un tuffo nell’atmosfera del pianeta dove si polverizzò. Galileo effettuò 11 passaggi ravvicinati su Europa per misurarne il campo magnetico e le reazioni a livello delle particelle. All’epoca non erano state ancora formulate teorie molto estese sui presunti getti d’acqua, quindi la loro ricerca e analisi non rientrava nelle priorità.

Nei 20 anni successivi le cose cambiarono sensibilmente, con la raccolta di indizi sempre più convincenti, ma mai definitivi, sulle alte colonne di acqua e vapore che raggiungono la superficie di Europa.

Un gruppo di ricercatori guidati da Xianzhe Jia (Università del Michigan, Stati Uniti) si è allora chiesto se nei dati raccolti 20 anni fa da Galileo potesse essere sfuggito qualcosa, visto che all’epoca gli astronomi non si erano occupati specificamente dei getti d’acqua. Insieme con i suoi colleghi, Jia ha esaminato gli 11 passaggi ravvicinati compiuti dalla sonda, scoprendo alcune anomalie nel set di dati del passaggio del 16 dicembre 1997. Secondo Jia e colleghi, Galileo passò proprio sopra uno dei grandi getti prodotti da Europa, con un’estensione di circa 1.000 chilometri. Il punto in cui si produsse il geyser sembra essere inoltre lo stesso fotografato molti anni dopo da Hubble. La zona è nota per avere una temperatura più alta rispetto al resto di Europa. I ricercatori ipotizzano che sia questa anomalia a scaldare l’acqua, portando alla formazione di grandi crepacci nella crosta ghiacciata dai quali fuoriescono acqua e vapore. Non si può comunque escludere che avvenga il contrario e che siano cioè i getti di acqua calda, una volta che ricadono sulla superficie ghiacciata, a rendere evidente la differenza di temperatura a distanza.

Per sapere davvero cosa succede su Europa sarà necessario tornare a far visita al suo mondo ghiacciato, ed è esattamente ciò che vuole fare la NASA. La ricerca di Jia e colleghi pubblicata su Nature Astronomy ha infatti rinfocolato l’interesse verso Europa Clipper, una missione cui la NASA sta lavorando da tempo e che prevede il lancio di una sonda verso la luna gioviana tra il 2022 e il 2025.

Foto: Focus