Il dialetto ha fatto bene alla letteratura italiana

Grazie al dialetto, la lingua italiana si è affermata e sono stati realizzati i migliori risultati della letteratura italiana.

E’ stato ribadito durante il recente Festivaletteratura di Mantova che ha sottolineato con forza la distinzione tra lingua-madre, il dialetto appunto e lingua-patria, l’italiano.

La “madre” è nata prima, col nome di volgare, ma è longeva ed attiva ancora oggi, nonostante i reiterati tentativi di metterla in sordina. Ed è stata capace di produrre frutti notevoli a livello letterario anche nell’ultimo secolo, perché il campanilismo letterario ha fatto la fortuna del nostro Paese. C’è stato, infatti, chi ha detto che l’Italia divisa è stata un terreno ideale. “La varietas linguistica figlia della nostra frammentazione politica, è un unicum italiano. In altri Paesi europei la letteratura in dialetto è ridotta a folklore, da noi ha partorito capolavori”.

Il legame tra la poesia e il dialetto dipende non solo da ragioni storiche, ma da motivazioni più profonde. Il dialetto è la lingua degli affetti e permette alla poesia di esprimere la dimensione intima del soggetto; il dialetto è poi linguaggio autentico, originario, non ancora corrotto dalla lingua codificata e grammaticale o dall’invasione dei termini stranieri.

Dante nel De vulgari eloquentia, definiva il volgare la lingua “più nobile”, quella che “i bambini apprendono da chi sta loro intorno appena cominciano a distinguere le voci”; Machiavelli, con Il Principe, fu tra i primi a comporre un’opera politica in volgare; Ruzzante e Carlo Goldoni rimangono insuperabili per le commedie in vernacolo veneto, al pari del poeta meneghino Carlo Porta e dello scrittore Giambattista Basile, autore de Lo cunto deli cunti, redatto interamente in napoletano; Pirandello scrisse in dialetto siciliano le opere teatrali, solo più tardi tradotte in italiano, Liolà, Pensaci, Giacomino! e Il berretto a sonagli.

E’ soprattutto nel primo Dopoguerra che la poesia italiana conferma la vocazione dialettale, fino agli anni ’80, nei quali, contro la poesia sperimentale, vengono fuori in tutta Italia prodotti notevoli.

La conclusione, quindi, è soltanto una, favorire l’espressione dialettale e non reprimerla, anche nei bambini, scrittori di domani, perché le espressioni tipiche delle nostre terre sono in grado di partorire capolavori!