Manuel Bortuzzo, indietro non si può tornare. Bisogna guardare avanti

Manuel Bortuzzo, 20 anni, dieci mesi dopo l’incidente che ha cambiato il suo destino e ha dato inizio alla sua seconda vita. E’ un racconto senza ombre quello che il nuotatore ha reso in una intervista pubblicata da Grazia, nel numero in uscita.

Colpito da uno sparo avvenuto per uno scambio di persona, Manuel non è tornato ancora a sentire le gambe, ma non ha perso la forza di sorridere e di voltare pagina: “Perché indietro non si può tornare ed è inutile rimpiangere il passato. Bisogna guardare avanti”. E aggiunge “Sarebbe stato meglio vivere come prima, con le mie gambe, ma ora che è successo, sono grato di ciò che la vita mi regala”. Ed è questa mentalità da sportivo, abituato al senso del sacrificio, che lo ha aiutato in questi mesi: “Perché lo sport t’insegna a focalizzarti su un obiettivo e a volerlo raggiungere”. A Grazia confida che non è interessato ai due ragazzi che lo hanno colpito: “Preferisco pensare a cose belle”.

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Nel suo libro “Rinascere”, appena pubblicato, l’atleta racconta di aver conosciuto di cosa è fatto l’abisso. “Di disperazione – ha detto – ti assalgono pensieri profondi, cupi, tristi, molto brutti. Perché se la tragedia te la vai a cercare, cerchi di fartela passare. Ma quando non c’entri niente, non puoi fare a meno di chiederti perché”.

Oltre al libro, Manuel è stato impegnato anche nelle riprese del film L’ultima gara di Raoul Bova, in uscita dopo l’estate, che racconta la sua storia e il nuoto. “Sul grande schermo ci sarò io, ma anche il Manuel che non si è mai visto, il ragazzo che soffre per ciò che è successo”. E sul Raoul Bova racconta: “Raoul è un nuotatore, ma per me anche un maestro di vita. È umile, un combattente, che affronta le battaglie in silenzio”.

L’incidente lo ha strappato al suo sogno più grande: nuotare alle Olimpiadi di Tokyo. “Quest’estate penserò: potevo essere lì”. E ammette: “Spero di gioire per gli amici che ci andranno”. E sulla possibilità di partecipare alle Paralimpiadi, a Grazia confessa che comincia pensarci, ma specifica “La riabilitazione resta la mia priorità”