Moja, la robot-band cinese

Fece molto parlare nel 2007 l’arrivo nel mondo della musica di Hatsune Miku, un software per la sintetizzazione digitale della voce, a cui fu dato l’aspetto olografico di una ragazzina di 16 anni dai lunghi capelli e gli occhi verde-mare. In Giappone, in pochissimo tempo, ebbe talmente tanto successo che nel 2009 cominciò a fare anche dei live. Ma negli anni non è certo stato l’unico ologramma usato in questo settore, spesso però hanno riportato in qualche modo in vita cantati che ci hanno lasciato tropo presto come Michael Jackson o Freddie Mercury, giusto per fare qualche nome, e comunque non sono mancate le critiche.

Adesso al panorama musicale si sta affacciando la prima robot-band cinese. Si chiamano Moja, non hanno un volto, ma “fisicamente” sono stati costruiti a immagine e somiglianza di esseri umani. Propongono musica tradizionale con flauti in bambù, percussioni e konghou, una specie di arpa. Il progetto è stato sviluppato da docenti e studenti della Tsinghua University e da alcuni imprenditori.

Negli ultimi anni sempre più robot sono stati impiegati nell’arte in tutto il mondo, e a differenza di quelli usati a livello industriale, questi prestano maggiore attenzione al rapporto con gli esseri umani e alla loro cultura. Sono molto apprezzati, ma di certo non potranno mai sostituire un cantante o un pittore in carne ed ossa.

(credits instagram)