Poesia: L’Infinito di Giacomo Leopardi compie 200 anni

“Tra le opere che non fece in tempo a scrivere c’è la lettera a un giovane del XXI secolo. Prese appunti su appunti, perché sapeva che tematiche e stile inattuali per i suoi contemporanei, lo sarebbero stati per i ragazzi del futuro”. E’ quanto Alessandro D’Avenia, professore di lettere al liceo e scrittore, ha detto in una recente intervista a proposito di Giacomo Leopardi, poeta del quale è un grande appassionato. Anzi, a suo parere, il modo migliore per ricordarlo rimane “imparare le sue poesie a memoria”.

“Ma non dev’essere un puro esercizio mnemonico – ha sottolineato D’Avenia – dev’essere una vera interpretazione”. Anche de “L’Infinito”, composto da Leopardi, all’epoca ventenne, nel 1819 e della quale, pertanto ricorrono i 200 anni.

Rimane una delle liriche più intense e significative di tutta la letteratura italiana, un classico, i cui versi parlano all’uomo di ogni epoca.
D’altra parte, insiste sempre D’Avenia, Leopardi stesso voleva essere letto oggi e la sua lungimiranza gli aveva anche fatto intuire che avremo perso la nostra condizione umana: avremo cercato, in un delirio di onnipotenza, di essere perfetti e di sfuggire alla morte, rinnegando le debolezze, il dolore, la nostra stessa mortalità. “Ecco – secondo il professore – la seconda ragione: ritrovare la fragilità e viverla, come ha fatto lui”.

Quel sentimento che spinse il giovane Giacomo, nei suoi lunghi pomeriggi solitari, sulla cima del colle nei pressi della sua villa di Recanati a provare ad uscire, anche se solo con l’immaginazione, dagli angusti confini di una vita provinciale e prestabilita e da una condizione nella quale si sentiva stretto.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Le celebrazioni del bicentenario dalla stesura de L’Infinito saranno lunghe un anno tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, pensate da Recanati per ricordare il suo figlio più famoso.
“Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura e Università degli Studi di Macerata.

E’ un progetto complesso sia per le diverse tematiche trattate sia per la durata temporale, un fatto straordinariamente unico intorno a cui realizzare un evento lungo un anno che tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, possa sollecitare la necessità di tornare a pensare all’infinito e alle infinite espressioni dell’uomo nella natura, tema portante e modernissimo del pensiero leopardiano.

L’arco temporale dell’intero anno dedicato all’Infinito sarà scandito in due momenti principali, corrispondenti alla realizzazione di mostre di diversa natura prodotte da Sistema Museo, la società che gestisce i musei civici recanatesi. La prima parte delle celebrazioni, dal 21 dicembre 2018 fino al 19 maggio 2019, vedrà la realizzazione di due sezioni espositive, per continuare dal 30 giugno al 3 novembre 2019 (inaugurazione prevista il 29 giugno, giorno in cui cade il compleanno del poeta recanatese), con due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte, “Infiniti” a cura di Emanuela Angiuli e “Finito, Non Finito, Infinito” a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi.