Si chiamano “procacciatori di medici” … una professione in ascesa

Uno stipendio doppio se non triplo. Casa pagata. Un viaggio di rientro all’anno già spesato. Trasferimenti organizzati e documenti pronti. Un tutor per imparare la lingua. La promessa di prospettive di carriera migliori e di una vita meno stressante.
Il copione recitato dai “procacciatori di medici”, come sono già stati definiti, è sempre lo stesso.
Il loro obiettivo è convincere medici italiani a trasferirsi in altri Paesi europei, soprattutto Germania, Francia, Inghilterra, Olanda e Danimarca, e le promesse alletterebbero chiunque. Soprattutto i giovani camici bianchi usciti da poco dalle scuole di specializzazione, che fanno parte della generazione Erasmus, già abituata ad immaginare la propria casa in altri Paesi dell’Unione.

Il corteggiamento – spiega il portale www.sanitainformazione.it – è graduale, e la tecnica utilizzata dai talent scout raffinata dall’esperienza. Si aggirano nei convegni e negli ospedali, soprattutto del Nord Italia, e puntano i professionisti più ricercati: ginecologi, ortopedici, anestesisti e rianimatori, pediatri. Li approcciano promettendo una vita ed un futuro più semplici e organizzano i primi colloqui a chi si mostra più interessato. Poi li invitano a visitare la città e la struttura pronte ad ospitarli, e sempre più medici italiani decidono di andarsene.

Non si tratta di fuga di cervelli, ma di vera e propria caccia ai talenti. Che si aggiunge al fenomeno dei giovani medici che decidono spontaneamente di partire e cercar fortuna all’estero, e delle “autodimissioni” di tanti professionisti che lasciano le strutture pubbliche per lavorare nel privato.

Un capitale quotidianamente perso dal Servizio sanitario nazionale, che già combatte con un’endemica carenza di specialisti, inevitabilmente destinata a peggiorare nei prossimi anni. In base alle ultime statistiche, nel 2025 ne mancheranno 16.500.