Successo nella vita? … c’è chi dice che basta rifarsi il letto

Nel suo libro dal titolo “Fatti il letto” William McRaven, ammiraglio della Marina americana teorizza quello che, secondo lui è il teorema del successo. “Per avere successo nella vita – scrive l’ammiraglio – iniziate la giornata portando a termine un compito: rifatevi il letto”.

Il bestseller mondiale, già tradotto in 24 lingue e ora arrivato anche in Italia, offre lezioni preziose imparate dall’autore nel corso dell’addestramento militare. Il testo è ispirato al discorso che McRaven ha tenuto di fronte ai laureandi dell’università del Texas nel 2013 e che, pubblicato in rete, ha raccolto oltre cento milioni di visualizzazioni.

“Trovate qualcuno che vi aiuti nel corso della vita – si legge ancora – Rispettate tutti. Sappiate che la vita non è giusta e che spesso fallirete. Ma se correte qualche rischio, se reagite nei momenti più difficili, se affrontate i prepotenti, vi schierate con gli oppressi e non rinunciate, mai e poi mai… se fate queste cose, allora potrete cambiare la vostra vita in meglio… e forse anche il mondo!”.

Ecco alcuni dei consigli riportati nel libro:

Iniziate la giornata portando a termine un compito: rifatevi il letto – Rifare correttamente il letto durante gli anni dell’addestramento era un valore: tutto doveva essere allineato in modo perfetto, il cuscino, le lenzuola, la coperta. Era anche un modo per portare ordine e organizzazione all’interno della giornata e quindi della vita. McRaven ebbe modo di accorgersene più tardi, lavorando accanto a generali e soldati semplici, a uomini e donne.

Trovate qualcuno che vi aiuti – Nessuno ce la fa da solo: è questa un’altra lezione che McRaven ha imparato durante l’addestramento. Come l’ha compresa? Grazie ad un gommone di tre metri e mezzo e ad un’ordine dato dalla Marina: quello di portarselo dietro ovunque andasse insieme ai suoi compagni, mettendoselo in testa durante la corsa, sorreggendolo insieme durante altre attività. Quando uno non ce la faceva più, era stanco o ammalato, i compagni facevano uno sforzo in più per coprirlo. “A nessuno di noi sono risparmiati i momenti tragici – scrive nel libro -. Come nel caso del gommone dell’addestramento di base, ci vuole una squadra di persone valide per raggiungere gli obiettivi della vita. Non potete pagaiare da soli. Trovate qualcuno con cui condividere l’esistenza. Fatevi più amici possibili e non dimenticate mai che il vostro successo dipende dagli altri”.

Misurate le persone dalla grandezza del cuore – Lo imparò conoscendo per caso Tom Norris, ultima medaglia d’onore in Vietnam: non conoscendo inizialmente la sua identità, aveva dubitato che quell’uomo dalla corporatura esile potesse essere un soldato. Si sbagliava: era molto di più. “Nel 1969, Tommy Norris era stato quasi cacciato dall’addestramento. Dicevano che era troppo piccolo, troppo magro e non abbastanza forte. Ma Norris dimostrò a tutti che si sbagliavano e provò ancora una volta che a contare non sono le dimensioni delle pinne, ma solo la grandezza del cuore”.

Non abbiate paura degli insuccessi – “Il Circo si teneva ogni pomeriggio alla fine dell’addestramento. Il Circo erano altre due ore di esercizio fisico, unite a molestie ininterrotte da parte dei veterani dei seals intenzionati a fare sì che solo i più forti superassero l’addestramento. Se non raggiungevi gli standard richiesti ogni giorno – ginnastica, percorso a ostacoli, corsa a cronometro, nuoto – il tuo nome finiva sulla lista. Agli occhi degli istruttori eri un fallito”. Ci finì anche l’ammiraglio McRaven insieme al suo compagno Marc, ma successe una cosa inaspettata: tutti quegli allenamenti sfiancanti – che periodicamente si ripetevano – non facevano altro che migliorare le loro prestazioni fisiche. Mentre gli altri rimanevano indietro, lui e Marc li superavano. Un insuccesso si era trasformato, improvvisamente, in un successo. “Non potete evitare il Circo – si legge nel libro -. A un certo punto finiamo tutti sulla lista. Non abbiatene paura”.

Non mollate! Non suonate la campana, mai e poi mai – “Suonate la campana, e non dovrete alzarvi presto. Suonate la campana, e non dovrete correre per chilometri, nuotare nell’acqua gelida o fare il percorso a ostacoli. Suonate la campana, e potrete risparmiarvi tutta questa sofferenza”: questo era l’invito – allettante di sicuro – degli istruttori, durante una delle prove più faticose. Bastava suonare tre volte la campana per mollare e far cessare tutto quel dolore. “Di tutte le lezioni che ho imparato durante l’addestramento dei seals, questa è la più importante – scrive nell’ultimo capitolo l’ammiraglio -. Non mollare mai. Non sembra particolarmente profondo, eppure la vita ti mette di continuo in situazioni dove mollare sembra tanto più facile che tener duro. Dove le probabilità sono così sfavorevoli che rinunciare sembra la cosa più ragionevole. Non suonate la campana, mai e poi mai!”.