Venezia 76: la Realtà Virtuale è (quasi) un concorso a parte

Per il terzo anno torna alla Mostra del Cinema di Venezia la Virtual Reality.
Denominata “Venice VR” esplora la nuova frontiera della fruizione cinematografica che diventa un’esperienza immersiva. Sono sempre di più i cineasti che hanno iniziato a cimentarsi con il nuovo genere e la Biennale – fra Arte e Cinema – è diventata il palcoscenico ideale per ospitare il meglio su piazza internazionale.

Il luogo d’elezione di “Venice VR” è il Vecchio Lazzaretto, luogo nel quale si parla un linguaggio specifico, comprensibile solo ai frequentatori regolari.

Qui non si parla di film, ma di “esperienze” differenti tra loro a seconda delle tecnologie utilizzate. Ci sono le postazioni classiche (seduti con caschi muniti di visore e cuffie) nel VR Theater, gli Stand-ups (in piedi, liberi di roteare aggiungendo al casco dei joystick per l’interattività), le installazioni (Stand-ups con allestimento scenografico).

Per l’edizione 2019, sono state pensate 4 sezioni per un totale di 39 “esperienze” provenienti da ogni dove: due concorsi (lineare e interattivo) e due fuori concorso (Best of VR e Biennale College Cinema VR).

Significativa la presenza femminile, con Laurie Anderson presidente di giuria e ormai considerata “nostra signora della VR” avendo già proposto diverse opere una delle quali To The Moon, presente a Venice VR 2019 fuori concorso dopo la premiere mondiale a Cannes. A “volare” nello spazio e camminare sulla Luna siamo noi, decidendo velocità, direzione, punto di osservazione. Nel viaggio astrale la voce di Laurie fa da traghettatore, attraverso citazioni colte, apparizioni sconvolgenti e suggestioni filosofiche.

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