2 novembre: per ritorno nei cimiteri 3,5 mln crisantemi

 Gli italiani sono tornati nei cimiteri con piante e fiori da porgere in dono ai propri defunti, in una ricorrenza che resta tra le più radicate della tradizione nazionale.

Un passo avanti dopo che lo scorso anno per l’emergenza Covid erano state varate misure anti contagio con orari limitati, ingressi scaglionati e prenotazioni.

Lo afferma la Coldiretti nel trarre un bilancio del ponte di Ognissanti e dei morti, durante il quale si stima che siano stati acquistati circa 3,5 milioni di crisantemi ma anche molti altri fiori e piante Made in Italy.

Il ricordo dei defunti rappresenta la ricorrenza più importante dell’anno per molti e per la floricoltura tricolore che realizza in questo periodo circa 1/5 del proprio fatturato.

Purtroppo la produzione nazionale risulta essere in contrazione, a causa della riduzione dei trapianti, dettata dalle incognite legate all’andamento della pandemia.

Il crisantemo si conferma essere il dono preferito in occasione della ricorrenza soprattutto per la sua bellezza e lunga durata.

La sua produzione è in calo a livello nazionale e i prezzi al dettaglio possono variare tra 1,00 a 2,5 euro per i crisantemi e possono arrivare a oltre 20 euro se si tratta di fiori in vaso o di mazzi con più fiori.

In rialzo pertanto i prezzi, con una domanda in crescita e quotazioni all’ingrosso aumentate anche del 20% rispetto allo scorso anno anche per effetto dell’aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti, delle plastiche e di tutti i fattori produttivi, a monte e a valle della produzione in serra: dalle talee ai trasporti, dai vasi al confezionamento.

Una situazione che pesa su un settore che si sta riprendendo lentamente dopo il crack provocato dall’emergenza Covid con un taglio del 58% del fatturato di un anno e la perdita di migliaia di posti di lavoro, per effetto delle chiusure obbligatorie e la cancellazione di matrimoni, eventi e cerimonie che hanno costretto a mandare la macero miliardi di fiori.