Caldo: 2020 è il secondo anno più bollente di sempre

Il caldo anomalo di settembre conferma un 2020 che si classifica fino ad ora come il secondo più bollente mai registrato in Italia dal 1800, con una temperatura di oltre un grado (+1,05 gradi) più elevata della media storica.

E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr relativi ai primi otto mesi dell’anno. Si accentua anche quest’anno la tendenza al surriscaldamento, con un aumento della colonnina di mercurio stimato nei prossimi 30 anni fino a 2 gradi (rispetto al periodo 1981-2010). Nello scenario peggiore, l’aumento potrebbe arrivare fino a +5 gradi a fine secolo, secondo il report “Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia”, della Fondazione Cmcc.

Sempre secondo questo Rapporto, il costo del rischio alluvionale potrebbe essere di 15,2 miliardi di euro l’anno, nel periodo 2071-2100, i costi da innalzamento del mare fino a 5,7 miliardi, o il rischio incendi che potrebbe segnare un +20%.

Gli effetti si sono già fatti sentire a livello globale e nazionale con il divampare degli incendi e una drastica riduzione dei ghiacciai. La tendenza alla tropicalizzazione, infatti, si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi.

Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. L’agricoltura – spiega Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli.

La tendenza al surriscaldamento anche in Italia ha cambiato la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche con l’ulivo, tipicamente mediterraneo, spostatosi a ridosso delle Alpi, mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima.

Il vino italiano con il caldo è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto alla tradizionale partenza di settembre.

Il riscaldamento provoca poi il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi o per l’affinamento dei formaggi. Una situazione che di fatto – conclude Coldiretti – mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico e alla combinazione di fattori naturali e umani.