Caldo sostiene la ripartenza delle gelaterie

Il caldo sta sostenendo la riapertura delle gelaterie che fin dai giorni precedenti la ripartenza ufficiale del Paese si sono avvalse anche della possibilità di svolgere di attività di asporto a favore dei tanti italiani desiderosi di riprendereo contatto con la normalità. E’ quanto stima Coldiretti nel sottolineare che l`Italia detiene la leadership mondiale nella produzione di gelato artigianale sia per numero di punti vendita che per fatturato, grazie alle 39.000 gelaterie (10.000 specializzate e 29.000 bar e pasticcerie con gelato artigianale) che danno lavoro a circa 150.000 addetti e realizzano un fatturato di 2,8 miliardi di euro.

Un settore che punta sull’adozione di tutte le precauzioni per evitare affollamenti anche perché sono in molti gli italiani che dopo un lungo periodo tra le mura domestiche hanno desiderio di gustare nuovi sapori. I consumi di gelato degli italiani hanno superato i 6 chili a testa all’anno secondo stime di Coldiretti e ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Nelle gelaterie presenti in Italia si stima che vengano utilizzati durante l’anno 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti con un evidente impatto positivo sulle imprese fornitrici. E’ un esempio significativo dell’importanza del riavvio dell’attività commerciale per bar, ristoranti, pizzerie pasticcerie e gelaterie per tutta la filiera agroalimentare con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi di euro all’anno.

Il lungo periodo di chiusura – precisa Coldiretti – ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi alimentari.