Clochard ed emergenza sanitaria. Un problema

In Italia “stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senzatetto per violazione dell’articolo 650 del Codice penale”, non avendo rispettato l’obbligo di restare in casa per contenere la diffusione del coronavirus. Pero’ si tratta di persone che, per definizione, una casa non ce l’hanno.

A rilanciare l’emergenza è l’associazione Avvocato di strada, con un appello indirizzato alle istituzioni “perché intervengano al più presto, ognuno in base alle proprie competenze, e nessuno venga lasciato solo. Per il bene di tutti“.

Per Avvocato di strada “bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza“.

I verbali, scrive l’associazione in una nota, sono stati comminati a “Milano, Modena, Verona, Siena e in tante altre città. Siamo al lavoro per chiedere le archiviazioni ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?“.

La situazione accomuna circa 50.000 persone in Italia, che “sono diventate talmente povere da finire in strada – continua l’associazione – ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perché vengono trovate in giro senza giustificazione“.

L’associazione prosegue “non si può più far finta di nulla. Adesso stiamo duramente imparando che ci si salva solo insieme, ricchi e poveri, giovani e anziani, italiani e stranieri. Adesso dobbiamo trovare una soluzione anche per gli ultimi, perchè in questa situazione drammatica, abbiamo compreso che ‘loro’ siamo noi”.

Gli avvocati di strada, quindi, nel loro appello chiedono di “garantire il diritto alla salute di queste persone consentendo loro l’accesso immediato alle cure ovvero assegnando loro un medico di base pur in assenza di residenza”.

Alle istituzioni, inoltre, raccomandano di prolungare l’apertura delle strutture utilizzate per ricoverare d’inverno i clochard e a velocizzare le procedure per iscriverle nelle liste anagrafiche, in modo da poterle monitorare dal punto di vista sanitario.