Coronavirus: 170 morti e circa 8mila contagiati

Il numero totale dei morti da coronavirus in Cina è salito a 170. Lo ha annunciato la Commissione sanitaria nazionale cinese aggiungendo che i casi confermati di contagio sono almeno 7.711 registrati in tutte le regioni cinesi. La provincia dell’Hubei, epicentro del coronavirus 2019-nCoV, ha confermato 4.586 casi d’infezione, coi decessi saliti a 162 sui 170 totali. Dai dati aggiornati della Commissione sanitaria provinciale emerge che i ricoverati sono 4.334: 711 sono “gravi”, 277 invece sono in condizioni “critiche’. Soltanto ieri, mercoledì i nuovi casi accertati sono stati 1.032 e le morti 37. Nella capitale Wuhan, focolaio dell’epidemia, i nuovi casi sono stati 356 con altri 25 decessi.

Per prevenire il diffondersi del virus le multinazionali prendono provvedimenti. Ultima in ordine di tempo Ikea, che ha deciso di chiudere in via temporanea tutti i suoi 30 store in Cina. Anche per Starbucks decisione di sospendere le attività in metà dei suoi punti vendita nel Paese, al pari di McDonald’s, mentre per Toyota stop della produzione sul territorio fino al 9 febbraio. British Airways e Lufthansa hanno sospeso tutti i voli da e per il Paese. Intanto la Chinese Football Association, la Federcalcio cinese, ha deciso di rinviare tutte le partite del 2020 ed è certo si fermeranno anche i Mondiali indoor di atletica leggera.

La comunità scientifica monitora e si interroga sul tema. Il virologo Roberto Burioni in un intervista “spero di sbagliarmi – ha detto – ma non credo che il vaccino contro il coronavirus possa essere pronto entro un anno o comunque molti mesi. Ho la sensazione che questa epidemia dovremo affrontarla con quello che abbiamo. Non abbiamo farmaci, non abbiamo vaccini ma abbiamo la possibilità di fare diagnosi e noi in Europa dobbiamo mettere tutto il nostro impegno nell’ostacolare la diffusione”. ed ancora “la mortalità del 3%, come detto da alcuni, sarebbe una mortalità altissima. Se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe, non è poco, noi speriamo sia molto di meno. La Spagnola nel 1918 ha avuto una mortalità fra il 2 e il 3%. Spero sia più bassa alla luce di tanti casi non diagnosticati e che sfuggono al controllo cinese”.

Per quanto riguarda il timore di diffusione nel nostro Paese “il virus in Italia non c’è, – ha concluso – quello che bisogna fare è non andare in Cina o in altre zone in cui il virus è presente e verificare le persone che tornano dai luoghi contaminati”. Ore di apprensione anche per gli italiani residenti in Cina. Il viceministro alla Salute ha specificato “stiamo lavorando per essere pronti al rimpatrio entro 48/72 ore degli italiani dalla Cina. Saranno circa una cinquantina. In realtà sono un po’ di più quelli presenti in Cina, ma qualcuno è sposato con una persona cinese che non potrebbe partire quindi resteranno in Cina. L’ipotesi di lavoro è quella di un atterraggio a due giorni da oggi di un aereo civile sotto l’egida militare”. Una volta giunti in Italia i nostri connazionali saranno messi in quarantena “stiamo valutando dove; la quarantena sarà limitata ad un quindicina di giorni che è il periodo d’incubazione del virus”.

(foto – Tgcom24)