Coronavirus: a Singapore niente più Messa in chiesa. Solo su you tube

Sospesa la celebrazione di tutte le messe della domenica e dei giorni feriali fino a data da destinarsi. E’ quanto ha deciso l’arcidiocesi di Singapore come misura contro la diffusione del coronavirus (Covid-19).

L’arcivescovo ha sottolineato che la sospensione delle messe non significa che i cattolici possono sentirsi esentati dall’adempimento del loro principale obbligo religioso, e aggiunge che possono seguire la trasmissione della messa su YouTube o sull’applicazione mobile CatholicSG Radio. Invita quindi a pregare perché il virus sia contenuto e sradicato, e anche per quelli in prima linea – i dottori e le infermiere – che stanno mettendo la propria salute al servizio dei malati.

L’arcidiocesi – che comprende 32 chiese – ha avvisato i parroci e le comunità laicali che anche tutti gli altri eventi pubblici che prevedono un gran numero di persone, come incontri di formazione della fede, ritiri e seminari, dovrebbero essere sospesi. Alla fine del mese scorso, l’arcidiocesi aveva già esentato quanti non fossero in piena salute o manifestassero sintomi simil-influenzali dalla partecipazione alla messa. In una lettera pervenuta all’agenzia vaticana Fides, l’arcivescovo di Singapore William Goh ricorda che nelle ultime settimane la Chiesa locale si era adoperata per ridurre al minimo il rischio di diffusione dei focolai di Covid-19 nelle sue istituzioni e tra i sacerdoti, invitando a misurare la temperatura delle persone.

Tuttavia, evidenzia in una nota lo “Sportello dei Diritti”, questo provvedimento non è uno strumento di screening infallibile, in quanto anche le persone asintomatiche possono essere portatrici dell’infezione. Ai matrimoni e ai funerali potranno partecipare solo le persone strettamente coinvolte, e in precedenza dovranno essere presi accordi con il parroco, seguendo tutte le misure precauzionali in base alla Catholic Medical Guild.

Intanto dalle ultime notizie che arrivano sui 35 italiani, tra cui 25 membri dell’equipaggio, a bordo della nave Diamond Princess, ormeggiata in isolamento a Yokohama, in Giappone, il capo dell’Unità di crisi Stefano Verrecchia ha spiegato “sembrerebbe che ci sia un nostro connazionale partito con il volo americano, perché è residente negli Stati Uniti ed è sposato con un’americana, che potrebbe essere tra i contagiati, aspettiamo le conferme”.

Tra i connazionali di cui ci dobbiamo occupare noi non ci risultano contagiati – ha aggiunto – stiamo organizzando un volo che potrebbe essere esteso ad altri cittadini europei per far rientrare i nostri connazionali. Forse non rientreranno tutti, perché parte dell’equipaggio è funzionale alla nave, per cui potrebbe scegliere di restare a bordo, ma i passeggeri e una buona parte dell’equipaggio torneranno con noi”. “Stiamo aspettando che siano ultimati i test – ha concluso – La quarantena dovrebbe terminare il 19 febbraio e dal 19 al 21 saranno i giorni in cui potranno essere sbarcati i passeggeri”.