Coronavirus: cosa vorremmo conservare o abbandonare della quarantena

Godersi la casa (50% delle risposte), avere tempo per se stessi, per la famiglia e per il gioco/svago (35%), non avere più città congestionate (75% delle preferenze).
E quanto emerge dall’indagine ‘Come ci ha cambiato il Coronavirus?’ lanciata sul sito dell’Unione Nazionale Consumatori, la prima Associazione di consumatori in Italia.

“I mesi di lockdown sono stati estremamente delicati – ha dichiarato Massimiliano Dona, Presidente dell’UNC – e hanno aperto la strada a domande e riflessioni su quali saranno le conseguenze del Coronavirus e su quando si tornerà alla normalità, temi che sono stati al centro di dibattiti sul web, in tv, alla radio”. Una pandemia di portata mondiale porta con sé cambiamenti nel modo di pensare, di comportarsi, di agire. “Proprio per questo – spiega Dona – abbiamo voluto interrogare i nostri consumatori su cosa conserverebbero del periodo di quarantena e su cosa vorrebbero invece abbandonare della vita di prima”.

Alla domanda “Cosa conserveresti del periodo di quarantena?”, al terzo posto (dopo il godersi la casa e l’avere tempo per se stessi, per il gioco e per la famiglia) troviamo lo smartworking/la scuola in remoto con il 25% delle risposte, seguito dal piacere di cucinare, con il 19% delle preferenze.

Per quanto riguarda invece cosa si vorrebbe abbandonare della vita di prima, i partecipanti all’indagine (che non ha valore statistico ma intende semplicemente fotografare il sentiment dei consumatori) non hanno dubbi sulle città congestionate che dunque conquistano il podio (75% delle risposte). A seguire i locali affollati (41% delle risposte), il tempo di trasferimento per scuola/lavoro (26%) e postazioni di studio/lavoro gomito a gomito (14%).

Infine, l’inizio del 2021 viene visto dai più come il momento in cui si potrà finalmente tornare alla normalità (48% delle risposte). Solo per il 7% si tornerà alla normalità da luglio 2020, il 9% ha indicato settembre 2020 e se c’è una significativa fetta di partecipanti (24%) che pensa ci vorranno anni, il 12% dei rispondenti crede che questa pandemia ci ha cambiato per sempre e non potremo mai tornare alla nostra “vecchia” normalità.