Coronavirus, ecco le risposte alle domande che tutti si fanno sull’emergenza

Le autorità italiane cercano di non diffondere il panico ma il coronavirus sta generando molte paure. E sono tante le domande che gli italiani si pongono e a cui spesso danno risposte, sbagliate, informandosi via social. Abbiamo raccolto quelle che “girano” con più frequenza e dato loro una risposta concreta e oggettiva.

Perché si è diffuso rapidamente?
Il non sapere che il virus fosse presente sul territorio ha probabilmente fatto tenere le “difese” sanitarie basse. A far detonare la diffusione del virus, ad esempio, è stato l’ospedale di Codogno dove il paziente 1 è stato ricoverato. Molti sanitari del nosocomio a contatto col paziente sono stati il veicolo di diffusione. Una attenzione maggiore avrebbe probabilmente evitato il focolaio nel Lodigiano. Stessa cosa a Dolo, dove si era presentato per due volte il pensionato di Mira risultato poi essere anche lui contagiato col covid-19.

Le notizie dall’Italia riguardanti il coronavirus finiscono sulle prime pagine dei principali quotidiani online di tutto il mondo. Il nostro è il Paese europeo con il maggior numero di casi e la stampa estera segue con attenzione l’evolversi della situazione.

Come mai non si trova il paziente zero?
A Codogno era un manager tornato da poco dalla Cina ad essere indiziato come “l’untore” ma poi è risultato essere sano. A Vo’ Euganeo i “sospetti” erano otto cinesi che frequentavano il bar del paese, ma anche loro sono poi stati scagionati dagli esami. Trovare il paziente zero permetterebbe di mettere sotto controllo tutte le persone venute a contatto col virus per poi debellare il focolaio. Ma sembra ormai quasi impossibile trovarlo perché questo coronavirus potrebbe essere stato condotto da un portatore sano, cioè una persona che non sviluppa la malattia, oppure da qualcuno che aveva il virus in fase di incubazione. L’ultima ipotesi è di una persona che pur sapendo di avere sviluppato il covid-19 non lo voglia far sapere per questioni “legali”.

Siamo sotto epidemia o pandemia?
Termini che si sentono ormai spesso nel linguaggio comune e sui social ma in questo momento in Italia non siamo né sotto epidemia né tantomeno in pandemia. Semmai in questo momento possiamo parlare di focolaio, che si riferisce all’improvviso aumento di contagi all’interno di una comunità o regione. Quando invece il contagio è frequente e localizzato ma limitato nel tempo, ad esempio l’influenza stagionale, allora è un’epidemia. Il caso più grave è invece la pandemia, cioè la diffusione di una malattia infettiva che colpisce più Paesi nel mondo e mette a rischio grandi fette della popolazione mondiale. Col covid-19 sono tanti i Paesi coinvolti ma i numeri restano comunque infinitesimamente bassi per poter parlare di pandemia.

Quanto durerà l’emergenza?
Difficile da dire. L’arrivo del caldo potrebbe dare una mano, se il tentativo di limitare la diffusione dei focolai andrà a buon fine potrebbero anche bastare poche settimane. Ma sarà comunque necessario mantere alta l’allerta per impedire il riaccendersi del virus.

Posso prendere i mezzi pubblici?
Sì ma con le dovute precauzioni (che vanno applicate in realtà sempre). Durante il tragitto cercare di non stare troppo vicini agli altri passeggeri. Non toccarsi naso e occhi. E dopo aver lasciato il mezzo pubblico lavarsi le mani o utilizzare gel igienizzanti.

Metropolitane e treni pendolari mezzi vuoti a Milano, anche all’orario di punta: sono i primi effetti delle ordinanze sul coronavirus che hanno fra l’altro deciso la chiusura di scuole, palestre, musei e cinema. In metro diversi hanno deciso di mettere le mascherine, o in mancanza di quelle si sono avvolti una sciarpa intorno al viso. Spettrale l’aspetto della stazione Centrale di Milano dove erano chiusi anche i bar. “Nemmeno ad agosto il treno così vuoto”, è il commento di un pendolare.

Se resto a casa perdo il posto di lavoro?
Nelle zone focolaio il governo ha approntato un decreto per aiutare economicamente chi è costretto a rimanere confinato nel proprio paese. Allo stesso modo diverse aziende stanno incentivando il telelavoro. Ma per tutti gli altri il consiglio dato dalle autorità è quello di non farsi prendere dal panico ma di condurre un normale stile di vita rispettando i consigli sanitari. Utilizzare la scusa del coronavirus per non andare al lavoro non è invece consigliato e rischia di diventare un pesante boomerang.

Come spiegare ai bambini questo momento?
Spiegare ai bambini come una cosa invisibile, il virus, possa fare tanto male non è cosa facile. Quello che non bisogna fare è tacere. Essere sinceri, parlare del fatto che la malattia in alcuni casi (i soggetti più deboli) può portare alla morte ma che nella stragrande maggioranza delle situazioni si guarisce. Nei bimbi più piccoli si può descrivere il virus come un mostriciattolo dentro il corpo che combatte contro il nostro esercito difensivo e che le medicine sono armi in più che aiutano in battaglia. Ai ragazzi più grandi bisogna far capire che i numeri di cui stiamo parlando sono molto piccoli, siamo alle centinaia di infezioni rispetto a una popolazione formata da decine di milioni di persone. E poi essere ottimisti, un “dai ce la faremo” sembra poco ma può dare una grande forza ai nostri piccoli.

Gli animali domestici trasmettono il virus?
Gatti e cani non diffondono il virus, lo hanno confermato anche gli esperti dello Spallanzani di Roma. Resta il consiglio di lavarsi comunque bene le mani dopo aver accudito il proprio animali per evitare un facile passaggio di germi.

Che succede se non rispetto la quarantena?
Non sarebbe una buona idea quella di non rispettare la quarantena imposta nei territori focolaio del coronavirus. Si rischia l’arresto fino a tre mesi oppure una multa fino a 200 euro. Sono le sanzioni previste nel decreto emanato dal governo.

Perché da noi così tanti contagi?
Il numero dei contagi, secondo Giuseppe Conte, è dovuto al fatto che i controlli fatti dalle nostre autorità sono molto rigidi e trasparenti. C’è da aggiungere, però, che il fatto che il virus sia “scappato” ai controlli ha fatto sì che si diffondesse e quindi rispetto ad altri Paesi europei in questo momento siamo più esposti.

(Fonte – Tgcom24)