Coronavirus: fa sempre paura. In Italia misure funzionano

“Le misure di contenimento in Italia stanno funzionando”. E’ il parere di Ilaria Capua, virologa direttrice all’Università della Florida dell’One Health Center of Excellence, che commentando i dati italiani, in rallentamento negli ultimi due giorni, evidenzia tra l’altro come sia “fondamentale fare il tampone ai sanitari”. Sulla possibilità di utilizzare le nuove tecnologie, come nel modello coreano o cinese, esprime “qualche perplessità”, ribadendo invece quanto nei prossimi mesi si dovrà continuare a “proteggere soprattutto le persone fragili” e parallelamente pensare alla salute mentale degli italiani “per molti questa epidemia rappresenta uno stravolgimento della loro vita”.

Tuttavia, nonostante i numeri sembrino rallentare, il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, non canta vittoria. Intervistato da un noto quotidiano ammette “le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi, Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo”. La cautela dipende anche dalla considerazione di Borrelli che “il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. Significa che verosimilmente in Italia ad oggi ci sarebbero circa 600mila contagiati, anche se i numeri ufficiali parlano di 63mila. A chi chiede se abbia senso la ormai fissa conferenza stampa delle 18 replica “dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità, è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos”.

Intanto, anche il resto del mondo guarda all’Italia come modello. La drammatica epidemia da coronavirus in Italia – scrive Washington Post in un lungo articolo in cui cerca di spiegare la situazione – “non va considerata dagli altri Paesi una eccezione o un esempio di errori compiuti, ma come uno straziante prologo delle difficoltà in vista”. Sul fatto che altre democrazie occidentali stiano indugiando anche di più prima di imboccare la via di drastiche misure di limitazione del movimento dei cittadini “il disastro in Italia – sottolinea – non è frutto di grossolana negligenza a livello di governo. Piuttosto, gli analisti dicono che è in parte conseguenza delle settimane tra l’emergere del contagio e la decisione del governo di isolare totalmente la popolazione”. Inoltre, “se molti in Italia oggi dicono che il loro governo ha atteso troppo a lungo, le democrazie occidentali hanno valutato le stesse decisioni e in alcuni casi hanno finito per agire in modo meno deciso”.

Secondo l’ultimo bollettino della John Hopkins University, comunque, sono oltre 381mila i casi di contagio nel mondo, con un totale di oltre 16.500 morti. Le persone guarite sono invece 101.806.
I Paesi più colpiti, nell’ordine, Cina, Italia, Stati Uniti, Spagna, Germania, Iran e Francia.