Coronavirus: gli esperti, vaccinarsi contro l’influenza stagionale

E’ opportuno “vaccinarsi il prima possibile, in autunno, contro l’influenza e le infezioni da Pneumococco. Comunque con questo virus siamo destinati a convivere e dobbiamo fare del nostro meglio per star fuori dai guai”.

Ne è convinto Massimo Galli, direttore del Dipartimento di malattie infettive e professore all’Università di Milano, e lo ha ribadito in una intervista al Corriere della Sera.

Tra gli studi pubblicati dal gruppo diretto da Galli ve ne è uno che “evidenzia la relazione fra l’infezione da Sars-CoV-2 e certe vaccinazioni, come quella anti-Pneumococco – spiega, aggiungendo, tra l’altro – emerge un dato importante: si infetta di più con il Sars-CoV-2 chi non è vaccinato contro il virus dell’influenza o lo Pneumococco (batterio che causa polmoniti, ndr). Viceversa sembrano più protetti i vaccinati. E’ vero che chi si vaccina, in genere è più attento alla salute e anche alle regole di prevenzione contro il Covid, ma l’osservazione è interessante”.

Sull’attuale situazione epidemiologica, Galli ribadisce “rispetto alla prima grande ondata non c’è nulla di paragonabile: c’è un modesto stillicidio di casi da ricovero, ma non situazioni gravi in persone fragili, come nei mesi passati”. “I nuovi contagi riguardano soprattutto i giovani (ed è ovvio visto che i tamponi si fanno soprattutto a loro!) che raramente vanno incontro a una malattia grave. Anzi, spesso sono asintomatici. Il problema è che diventano un serbatoio di infezione e possono spargere il virus alla vecchia zia, per dire. Ma non vanno demonizzati”.

Il direttore del Dipartimento di malattie infettive non è il solo esperto a sostenere la necessità del vaccino anti-influenzale. Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di virologia dell’università di Padova, intervistato da Italia Oggi ha detto che in vista della riapertura delle scuole “reputo doveroso fare una campagna per la vaccinazione anti-influenzale di massa”.

Quest’anno è più importante di sempre – ha aggiunto – Una volta fatto il vaccino, i casi sospetti Covid vanno individuati attraverso il tampone, così da isolare l’infetto e tracciare tutti i suoi contatti”.

Per Crisanti, però è assurdo” non aver previsto nel recente documento elaborato da ministeri dell’Istruzione e della Sanità insieme a Inail e Iss, “un termine entro il quale debba essere fatto” il tampone ad un caso sospetto.

Sarebbe doveroso attivarsi entro “24-48 ore. Altrimenti si rischia di tenere un infetto per 4, 5 giorni, se va bene, a infettare altri … L’unica arma per contenere il virus è isolare gli infetti, altrimenti la scuola diventerà una polveriera”.