Coronavirus: infermieri in prima linea

“La situazione che stiamo vivendo in tutto il Paese e nel Nord Italia in particolare è di un’emergenza difronte alla quale nessun professionista della salute si è tirato indietro, in particolare gli infermieri che ci sono e svolgono un ruolo essenziale su tutti i fronti, dal triage in ospedale al 118, dai setting ospedalieri a bassa ed alta complessità, dall’assistenza domiciliare al dipartimento di Prevenzione”. La Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) fa il punto sulla situazione degli infermieri che si sono trovati ad affrontare un’emergenza di livello internazionale.

La carenza di professionisti di cui soffre il paese, e che da tempo la FNOPI denuncia, si è fatta sentire nel peggiore dei modi con l’emergenza COVID-19 per la quale solo nell’immediato e nelle zone a maggior rischio, sostiene FNOPI, servirebbero almeno 5-6000 infermieri in più da subito. Pensionati che ovviamente non sarebbero stabili (il loro tempo massimo secondo l’ultimo decreto è di sei mesi) e si dovrebbero assumere almeno altrettanti professionisti per poter far fronte non solo all’emergenza, ma alla normale amministrazione secondo parametri di qualità ed efficienza dei servizi.

Per la Lombardia, che ha già deciso questo tipo di misure, si tratta – c’è da capire però quanti di questi si dichiareranno disponibili a tornare in sevizio – di meno di 2mila pensionati tra le pensioni ordinarie e chi finora ha optato per Quota 100 e di circa 1.300 neolaureati – tra i quali una parte ha sicuramente già trovato lavoro e per quanto riguarda gli altri, potrebbero eventualmente occuparsi della gestione ordinaria dei servizi per lasciare ai più esperti l’intervento nei settori dell’emergenza – rispetto a una carenza che in ospedale è di più di 2.800 unità e sul territorio supera le 5mila.

Tra le ipotesi, sempre in Lombardia, c’è anche quella di semplificare le modalità di svolgimento della sessione di laurea in infermieristica 2018-2019 che consentirebbe così di avere subito a disposizione un centinaio di infermieri in più. In realtà la carenza di infermieri calcolata dal Centro studi FNOPI sarebbe di oltre 5mila infermieri negli ospedali e almeno il doppio sul territorio: una cifra quindi più che doppia rispetto agli organici reperibili in emergenza.

Su tutto il territorio italiano gli infermieri in più per non trovarsi mai in situazioni di questo tipo dovrebbero essere quasi 22mila negli ospedali e almeno 32mila sul territorio, con Regioni dove i numeri della carenza sono minori (paradossalmente proprio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ecc.) e Regioni dove invece l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli che sarebbero necessari, raggiungono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia).

Senza contare che dal 2009 (ultimo anno senza blocchi di turn over e piani di rientro) al 2018 di infermieri il Ssn ne ha persi oltre 12mila.

Cosa significa la carenza di infermieri – dice sempre la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche – lo stiamo vedendo nel peggiore dei modi in questo periodo e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadrebbe nelle regioni meno virtuose con uno scenario simile a quello settentrionale. Questa emergenza, alla sua conclusione, dovrà portare il SSN a ripensarsi fortemente soprattutto in termini di investimento sul personale.