Covid-19: Massimo Galli, troppo presto per cantare vittoria

Rispetto ad altri Paesi, sembra che l’Italia quest’estate sia riuscita a contenere, nonostante qualche leggerezza la curva dei contagi.

La riapertura delle scuole e l’abbassamento delle temperature, con il parallelo ritorno al chiuso e l’accensione dei riscaldamenti induce però ad interrogarsi su cosa succederà.

L’infettivologo Massimo Galli, responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco-università degli Studi di Milano, in una intervista riportata da Askanews, sottolinea “prima di cantare vittoria io domanderei ai 255 morti che ci sono stati solo in Lombardia dal primo di luglio al 16 di settembre cosa ne pensano“.

“Possiamo dire – precisa – che noi, soprattutto a partire dalla metà di luglio, abbiamo mantenuto una situazione di focolai diffusi. Situazioni legate a fenomeni che potevano essere peggiori come lo sono state in passato, ma troviamo i casi in relazione al numero di tamponi che facciamo. E questo un po’ di allarme me lo lascia”.

Il numero dei test che facciamo quotidianamente in Italia non è sufficiente quindi per stare tranquilli. “Inoltre – aggiunge – negli ultimi giorni stiamo osservando un certo rialzo dell’età media dei diagnosticati, modesto e tendenziale ma che spiega perché abbiamo più richieste di ricovero, almeno negli ospedali di riferimento, e perché abbiamo qualche paziente in più in rianimazione”.

Adesso sono riaperte le scuole, c’è il rischio che si aprano focolai tali da uscire fuori controllo? “Ovviamente sì, ma la riapertura delle scuole era necessaria, è una delle attività essenziali del Paese quindi nel momento stesso in cui si decide di seguire la via, assolutamente inevitabile, della convivenza con la pandemia è chiaro che ci si deve anche mettere nella situazione di poter riaprire le scuole”.

“Il rischio zero – rimarca – non esiste e non esiste nemmeno la possibilità di essere totalmente preparati. Io ho predicato più volte la mia convinzione in merito alla necessità di adoperarsi per avere una presenza sanitaria maggiore all’interno delle scuole, come fatto organizzativo”.

Sull’ipotesi di effettuare agli studenti test rapidi come i sierologici con il pungidito, l’infettivologo rileva, tra l’altro, “i test rapidi sierologici sono utili e sarebbe stato anche utile avere un vasto tempo zero al rientro nelle scuole, sia per il personale, che per i genitori che per i ragazzi. … Il sistema, però, non sarebbe stato probabilmente in grado di gestire questa cosa nel breve periodo su tutta la popolazione scolastica”

Tuttavia, prosegue “registro una convergenza più ampia sul fatto che si debba andare verso un utilizzo più ampio e molto più articolato dei test rapidi per la determinazione dell’antigene virale, come quelli che si fanno negli aeroporti. Non si può bloccare un’intera famiglia per giorni se il bambino ha la febbre, perché sta aspettando il risultato di un tampone”.

Intanto, però, si affaccia il timore di cosa potrà succedere dopo il 15 ottobre. Finisce infatti lo stato di emergenza per il coronavirus e, di conseguenza, cambiano anche le regole per lo smart working “semplificato”.

“Questi – commenta Galli – sono i grandi interrogativi a cui non è stata data completa risposta. Io mi auguro che la lezione avuta ci consentirà per lo meno di circoscrivere i problemi prima di vederli manifestati. Mi auguro – ripete – che ci sia l’attenzione sufficiente per considerare la situazione e prendere di conseguenza le decisioni opportune. Io credo che questa cosa ci abbia dato un’importante lezione che influenzerà i costumi, le abitudini. Comunque non si può ritenere di tornare tanto presto, sicuramente non entro il 15 ottobre, a fare esattamente come prima”.