E’ già assalto alle spiagge nell’anno più caldo dal 1800

A spingere gli italiani al mare dopo il lungo periodo di lockdown è un 2020 che con una temperatura superiore di 1,41 gradi la media storica si classifica, fino ad ora, come il più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800
È quanto emerge da una analisi Coldiretti divulgata in occasione delle prime riaperture delle spiagge italiane con l’emergenza coronavirus, sulla base dei dati Isac- Cnr relativi al primo quadrimestre dell’anno.

La situazione è difficile anche in Europa dove il primo quadrimestre è risultato essere il più caldo di sempre con un anomalia di addirittura di +2,77 gradi secondo il National Climatic Data Centre (Noaa) che ha rilevato sull’intero Pianeta una temperatura della superficie della terra e degli oceani superiore di 1,14 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, al secondo posto dei piu’ caldi dal 1880 in cui sono iniziate le rilevazioni.

Se il caldo ha spinto dove consentito molti italiani in spiaggia, a preoccupare è la siccità che dal Veneto alla Puglia, a macchia di leopardo, colpisce le campagne. Al Sud in Basilicata negli invasi mancano all’appello oltre 66 milioni di metri cubi rispetto all’anno scorso mentre in Sicilia il deficit è di 61,63 milioni di metri cubi rispetto ad un anno fa ma gravissima è la condizione della Puglia, il cui deficit idrico è addirittura attorno ai 122 milioni di metri cubi rispetto al 2019 secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Anbi. La situazione nonostante i recenti temporali resta preoccupante anche al nord dove i corsi d’acqua sono al di sotto dei livelli medi del periodo a causa di un inverno ed una primavera asciutti.

L’anomalia climatica conferma la tendenza al surriscaldamento anche in Italia con il 2019 che è stato complessivamente il quarto anno più bollente dal 1800 con una temperatura superiore addirittura di 0,96 gradi rispetto alla media di riferimento dopo i record di 2014, 2015 e 2018 secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. La tendenza al surriscaldamento è accompagnata da una più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa. L’agricoltura – conclude Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio.