Florovivaismo in crisi, riparte da Festa della mamma e cimiteri

Nella prima fase dell’emergenza sanitaria, con i vivai chiusi e lo stop immediato alle cerimonie, il florovivaismo ha subito perdite eccezionali, tra serre colme di piante invendute, steli non raccolti e migliaia di fiori al macero. Una crisi che ha investito il mondo, al pari della pandemia, accomunando i coltivatori italiani ed europei a quelli di Ecuador, Colombia e Kenya che hanno letteralmente buttato via tonnellate di rose perché in occidente sono stati cancellati gran parte dei matrimoni, uno dei pilastri su cui si fonda un’industria internazionale, dal giro d’affari annuale di 8,5 miliardi di dollari.

Con l’avvio della Fase 2 ci si aspetta una lenta ma graduale ripartenza, che nonostante non consentirà di azzerare velocemente le perdite, potrà dare comunque una prospettiva. Ad essere guardata con particolare speranza, quindi, l’imminente Festa della Mamma, favorita anche dal fatto che in questo periodo ci sono le fioriture più belle di tutta la stagione.
Come sottolinea il titolare di un vivaio ubicato a Campagna, a ridosso di Eboli e Battipaglia, non lontano da Salerno “questa ricorrenza arriva provvidenzialmente all’inizio della fase 2 della crisi epidemiologica e siamo fiduciosi affinché possa dare una mano per risollevare il settore. Quale migliore regalo per esprimere amore e gratitudine per le nostre mamme, se non un fiore o una pianta. Con il nostro aiuto chiunque può trovare la soluzione ideale per il regalo floreale alla mamma, quella che si adatta meglio al suo gusto personale, per vederla sorridere e per dimostrarle quanto è importante”.

Altra possibilità di garantire sopravvivenza ad una filiera che, solo nel nostro Paese, offre lavoro ad oltre a 200.000 persone, la riapertura degli oltre 15mila cimiteri italiani dopo due mesi di chiusura forzata. Coldiretti in una nota sottolinea che gli effetti della pandemia coronavirus sono stati resi ancora più dolorosi dalla necessità per i congiunti di rinunciare al culto dei propri cari. Non sono tuttavia mancate – precisa – le iniziative di solidarietà degli agricoltori che hanno portato spontaneamente omaggi floreali sulle tombe dei cimiteri rimaste spoglie a causa del lockdown.

Il ritorno alla normalità coinvolge – continua la confederazione – 27mila imprese florovivaistiche nazionali che ora si trovano in gravissime difficoltà in un settore simbolo del Made in Italy, riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Per venire incontro alle esigenze delle famiglie è ora necessario evitare le – conclude Coldiretti – restrizioni che in molti comuni vietano di portare fiori al cimitero durante l’estate.

Piccoli segnali in una difficile ricerca di normalità in un settore definito da Bloomberg Businessweek “un miracolo del capitalismo moderno”, visto il complesso sistema di trasporti e depositi refrigerati che permette di far viaggiare i fiori recisi per chilometri e chilometri, non solo dalle serre d’Italia, ma dai campi dell’Africa, del Sudamerica e del Medio Oriente ai magazzini di Amsterdam, dove si tengono le aste in cui si vendono il 40 per cento dei fiori mondiali.