Giorgio Armani, trovare nuove soluzioni per far ripartire economia e cultura

“L’epidemia non scomparirà presto e dovremo attendere la scoperta di un vaccino efficace. Fino ad allora siamo obbligati a ripensare il nostro modo di vivere e di interagire con le persone. Dovremo trovare nuove soluzioni per far ripartire l’economia, ma anche la cultura. Vedo il futuro come una ricostruzione, ma sarà necessario lavorare insieme”. Lo ha detto Giorgio Armani, 85 anni, intervistato da Grazia su come vede il futuro dopo la quarantena.

Lo stilista, domenica 23 febbraio, è stato il primo a decidere di sfilare a porte chiuse durante la settimana della moda di Milano. Una scelta di grande responsabilità cui è seguita una decisione ancora più incisiva: riconvertire l’intera produzione di abbigliamento dei suoi stabilimenti per confezionare camici per medici e infermieri.

Nello spiegare come è arrivato a questa decisione “in questo momento di profonda crisi, anche economica, in cui sono necessari interventi straordinari – ha ribadito – penso che sia fondamentale contribuire, fare la propria parte. Gli stabilimenti erano fermi e la necessità di dispositivi di protezione per il personale sanitario impegnato in prima linea sempre più grande. La decisione di riconvertire la produzione per realizzare i camici mi è sembrata doverosa. Medici e infermieri stanno dando un contributo fondamentale, rischiando ogni giorno la loro salute e la loro vita. Ho voluto formalmente ringraziarli per l’impegno, l’abnegazione con cui svolgono il loro lavoro e compiere un altro gesto che si aggiungesse concretamente alle parole”.

Sulle pagine del magazine, Armani ha ricordato come da giovane il suo desiderio fosse proprio quello di fare il medico. “Mi sono iscritto alla facoltà di Medicina, pensando di diventare uno di quei medici di campagna romantici e avventurosi, come li racconta A. J. Cronin, in quel magnifico romanzo, La cittadella, che mi impressionò tanto quand’ero ragazzo. Ma ho dovuto interrompere gli studi e cercare un lavoro per poter aiutare la famiglia”.

Sincera e quasi spiazzante, poi, l’ammissione “mai come ora sento di nuovo vivo quel desiderio”.

Sollecitato, però, a raccontare la prima cosa che farà nel dopo-Covid “una riunione con i miei collaboratori dell’ufficio stile – ha concluso – e ricominciare a lavorare sulle collezioni toccando i tessuti, sistemando gli abiti sulle modelle. Mi manca molto questo aspetto reale e concreto”.