Giornata della Memoria … per non dimenticare

“Ricorre il 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau, simbolo della Shoah. Davanti a questa immane tragedia – ha detto il Papa – non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più!”. Così Papa Francesco, ieri, al termine dell’Angelus a Piazza San Pietro, ha ricordato il Giorno della Memoria che ricorre il 27 gennaio e ha esortato tutti a dire ‘Mai più’ e a pregare.

Secondo l’analisi congiunta dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane e dello scrittore e storico Marcello Pezzetti, da decenni impegnato sul fronte della Memoria, sono rimasti tredici sopravvissuti a vivere in Italia. Nonostante le difficoltà di un orrore che si rinnova, la tenacia con la quale parlano del loro vissuto continua ad essere di monito e di esempio. Un percorso che diventa ancora più mediatico durante il Giorno della Memoria.

Eppure il messaggio rivolto alle giovani generazioni non sempre riesce a mantenere aderenti alla realtà. Il portale Skuola.net ha intervistato 3000 studenti di medie e superiori e ha scoperto che il 37% degli intervistati non ha idea di come sia morto Adolf Hitler (suicida nel suo bunker di Berlino), percentuale che sale al 54% se si analizzano solamente le risposte degli studenti delle scuole medie. Il 33%, poi, non sa dove si trovi Auschwitz (alle medie si arriva al 50%): tra le alternative, il 19% lo colloca in Germania, l’8% in Austria. E ancora, oltre il 20% non conosce il motivo per il quale si celebri la Giornata della Memoria il 27 gennaio (data della liberazione proprio del campo di concentramento di Auschwitz).

La scritta “Il lavoro rende liberi” (Arbeit macht frei)? Solo il 67% sa che era affissa all’entrata di numerosi lager nazisti, su tutti quello di Auschwitz: per il 5% si può leggere sui resti del Muro di Berlino, per il 4% in cima alla Statua della Libertà. Il 42%, inoltre, non ha idea di chi sia Liliana Segre, senatrice a vita ma soprattutto superstite della Shoah. Il 4% pensa addirittura sia il ministro dell’Istruzione.

Il motivo di questa mancata conoscenza, per un ragazzo su due è da attribuire in primis alla scuola. Non stupisce, pertanto, se il 47% degli alunni non ha i propri docenti come fonte primaria di nozioni sull’Olocausto. Per oltre la metà di loro (51%) l’orrore della Shoah potrebbe ripetersi nella società attuale e per un altro 42% ciò è difficile ma non impossibile; solo per il 7% è da escludere in modo assoluto che genocidi del genere possano accadere nuovamente.

“La testimonianza diretta è essenziale: ma la Memoria resisterà, deve resistere” ha detto nell’intervista ad un noto quotidiano Edith Bruck, ebrea ungherese, poi naturalizzata italiana. Nella primavera del 1944 venne prelevata dai nazisti dal ghetto ungherese di Sàtoraljaùjhely accanto al confine con la Slovacchia e deportata prima ad Auschwitz e poi in altri campi di sterminio: Dachau, Christianstadt, infine Bergen Belsen. Aveva 13 anni ma riuscì a sopravvivere con la sorella. Nei campi persero padre, madre, un fratello e altri familiari. Dal ’54, dopo un passaggio per Israele, arrivò in Italia che le conferì la vcittadinanza. Vive a Roma in via del Babuino.”Ci dicono sempre: siete gli ultimi sopravvissuti. Sì, è vero, siamo gli ultimi – ha detto Edith, 88 anni a maggio, una vita accanto al poeta e regista Nelo Risi – E so che quando nessuno di noi ci sarà più perché non possiamo vivere in eterno, anche se mi piacerebbe, sarà diverso. Però c’è ancora tempo per morire, noi andremo avanti, racconteremo nelle scuole, alle nuove generazioni. Loro capiscono, ci seguono. Dopo gli incontri mi scrivono lettere, una più bella dell’altra. Sono i magnifici frutti della mia testimonianza”.