Giorni della Merla … sono davvero i più freddi?

Secondo tradizione, il 29, 30 e 31 gennaio sono i cosiddetti “giorni della merla”, identificati con i più freddi dell’anno.
E’ una convinzione popolare che non ha fondamenti scientifici, anzi, è l’esatto opposto. Secondo i dati raccolti dal 1967 al 2015 dal Centro geofisico prealpino, infatti, gli ultimi tre giorni di gennaio sono più caldi di 0,7 gradi centigradi rispetto alla media del mese. Ci sono stati anni nei quali le temperature sono state effettivamente più basse, per esempio nel 2015, con quattro gradi in meno, ma hanno rappresentato un’eccezione.

Per quanto riguarda il 2020, le previsioni parlano di un’area di alta pressione in Italia dal 29 al 31 gennaio che potrebbe portare le più alte temperatura dell’inverno, con picchi fino a 16-20° nelle città del Centro-Sud.
In realtà il 2019 è stato il secondo più caldo di sempre sul pianeta con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,95 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, con l’ultimo decennio che è il più bollente dal 1880 in cui sono iniziate le rilevazione del Noaa. L’Italia sta vivendo pertanto una quasi primavera fuori stagione che ha provocato le fioriture anticipate di mandorli e mimose ma che espone le piante al rischio di gelate improvvise con il ritorno del freddo e la perdita delle produzioni e del lavoro di un intero anno. Un meteo pazzo che favorisce l’invasione di insetti e organismi alieni che distruggono i raccolti con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico.

Resta immutato, però, il fascino di una convinzione popolare giustificata da varie storie – realmente accadute – e leggende.
Le prime tirano in ballo il fiume Po e si riferiscono alla difficoltà di attraversarlo da una sponda all’altra e alla possibilità di farlo quando il ghiaccio consentiva di camminarci sopra senza pericolo. Come quando venne trasportato un cannone chiamato Merla sulla riva opposta oppure una nobildonna, chiamata De Merli, riuscì a raggiungere il marito che si trovava al di là del fiume.

Attingendo a fatti di natura leggendaria si narra che un tempo i merli avevano le piume completamente bianche, ma sul finire di gennaio, per ripararsi dal freddo intenso, una famiglia si rifugiò in un comignolo in cerca di tepore. Uscirono tre giorni dopo, solo l’1 febbraio, irrimediabilmente scuriti dalla fuliggine.
C’è poi chi racconta di un dispettoso mese di gennaio, all’epoca composto da 28 giorni, che si divertiva a infastidire con vento e neve una merla in cerca di cibo. Un anno questa decise di fare provviste sufficienti per restare nel nido l’intero mese. Gennaio, infastidito, chiese così tre giorni in prestito a febbraio per durare di più e scatenare bufere sulla povera bestiola, vendicandosi dell’affronto subito.