Fase 2: Premier, non abbassare la guardia. Virologo, nelle piazze irresponsabilità

Gli italiani hanno dimostrato grande senso di responsabilità e questo genera fiducia, oltre a spingere il governo a fare sempre di più e meglio. Chiedo adesso ai cittadini di non abbassare la guardia: non è il tempo degli assembramenti, dei party. Bisogna sempre continuare a rispettare distanze, regole e precauzioni per non vanificare gli sforzi fatti”. Così il premier Giuseppe Conte nell’intervista resa al quotidiano Il Foglio.

“L’Italia può contare su tanti punti di forza – ha detto, tra l’altro – il valore supremo che la nostra società accorda da sempre alla tutela della salute, la capacità di reinventarsi e ripartire nonostante le difficoltà. In aggiunta, il piano nazionale predisposto dal ministro Speranza con il Comitato tecnico-scientifico ci garantisce un costante monitoraggio e la possibilità di interventi selettivi in caso di risalita della curva epidemiologica”.

“Nel decreto ‘Rilancio’ ci sono oltre 3 miliardi per potenziare il sistema sanitario – ha aggiunto ancora – da inizio crisi abbiamo messo in campo migliaia di assunzioni di personale sanitario e il raddoppio dei posti letto di terapia intensiva. Sono stati acquistati 150 mila test sierologici e siamo pronti ad acquistarne altri 150 mila, nei prossimi giorni parte la sperimentazione dell’app Immuni per il tracciamento. Abbiamo decisamente rafforzato la rete di protezione che ci permette di convivere con il virus”.

Meno morbide e più critiche le valutazioni di Andrea Crisanti, capo del laboratorio di virologia dell’ospedale di Padova in un’intervista pubblicata da La Repubblica. “I giovani non hanno capito la gravità della situazione – ha detto – e le piazze piene all’ora dell’aperitivo sono una manifestazione di irresponsabile euforia. Stiamo dando al virus l’opportunità di trasmettersi. Però La colpa non è tanto dei ragazzi, quanto delle istituzioni che hanno inviato loro messaggi ambigui e incoerenti. Siamo arrivati alla Fase 2 impreparati”.

“I messaggi ai cittadini sono stati ambigui – ha proseguito – Anche sulle mascherine, all’inizio hanno detto che servivano quelle certificate, poi andavano bene non certificate, ora invece dicono che si possono usare quelle fatte in casa. In questo modo induci i giovani a sottovalutare, a ritenere che qualcuno li stia prendendo in giro. Lo stesso si può dire con le distanze sociali: sulla spiaggia tre metri, nei ristoranti uno… dov’è l’elemento razionale?”.