In Italia numeri incoraggianti. Inghilterra in piena emergenza

E’ di 98.467 attualmente positivi, 85.231 guariti, 29.315 deceduti per un totale di 213.013 casi il bilancio dell’emergenza coronavirus in Italia, secondo l’ultimo bollettino della Protezione civile diramato nel pomeriggio di martedì.

Rispetto al giorno precedente da registrare un calo giornaliero di 1.513 positivi (-1,51%) e un aumento di 2.352 guariti (+2,84%); i morti tornano però a crescere: sono 236, 41 in più del dato precedente (+0,81%). L’incremento giornaliero dei casi totali è di 1.075 persone (+0,51%): in numeri assoluti è la crescita più bassa dei nuovi positivi dallo scorso 10 marzo. Prosegue la diminuzione delle persone ricoverate: quelle in terapia intensiva sono 1.427, -52 rispetto a lunedì, mentre i ricoverati con sintomi sono 16.270 e le persone in isolamento domiciliare 80.770. I tamponi eseguiti salgono a 2.246.666 (+55.263), per un totale di 1.512.121 casi testati (+32.211). Il rapporto percentuale nuovi casi/nuovi tamponi è dell’1,95%: un caso ogni 51 tamponi.

Intanto, in Lombardia, regione più colpita, scende l’indice di contagio. “Stiamo incrociando tutti i dati che ci arrivano – ha dichiarato il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala – e scientificamente, con l’aiuto di alcuni ricercatori, calcoliamo il tasso di R0. Sappiamo che in questo momento in Italia il tasso R0 è 0,80, il tasso R0 della Lombardia è 0,75, ogni persona contagia 0,75 persone, l’importante è rimanere sotto l’1. Dobbiamo rimanere al di sotto di questo parametro, è il compito di tutti noi, di tutti i cittadini”.

Se l’Italia progressivamente allenta le misure, il Regno Unito è ancora in piena emergenza. Superata l’Italia per numero di vittime ufficiali, come si evince dai dati del ministero della Sanità. Con 693 nuove vittime a tutto martedì, il totale dei morti è salito a 29.427. In cima alla triste classifica per numero di vittime, comunque, restano gli Stati Uniti con quasi 70mila vittime.
In realtà il primato britannico in Europa è ancora più pesante se si includono le persone decedute nelle case di riposo, che vengono conteggiate direttamente dall’anagrafe con vari giorni di ritardo: il dato complessivo è di oltre 32mila vittime.