Lavoro: Istat, le donne subiscono gli effetti peggiori del Covid

Questa volta sono state soprattutto le donne a subire gli effetti maggiori” a causa dell’emergenza Coronavirus sul fronte del lavoro.

Così il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in audizione sulla manovra.

Sono le donne infatti ad essere “maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809 mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari” e “nel secondo trimestre del 2020 si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato) e il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia”.

In Italia, rispetto all’UE, è maggiore l’incidenza di donne che non hanno mai lavorato per occuparsi dei figli (nel 2018 3,7% e 11,1% rispettivamente), un fenomeno che insieme all’interruzione lavorativa riguarda quasi esclusivamente il sesso femminile, fa notare l’Istat.

Nel Mezzogiorno, questa condizione riguarda una donna con almeno un figlio su cinque, associandosi anche a una quota più alta di donne che dichiarano di non lavorare per motivi non legati alla cura dei figli (12,1% rispetto al 6,3% della media italiana e al 4,2% della media europea).

Persino tra le madri laureate, è molto più frequente che le donne non abbiano mai lavorato, e in particolare per prendersi cura dei figli, oppure che abbiano avuto una interruzione lavorativa.