Luis Sepulveda è morto di Coronavirus

Lo scrittore cileno Luis Sepulveda, ricoverato per coronavirus a Oviedo, in Spagna da fine febbraio, è morto oggi. Lo riporta El Pais.

Era stato il primo contagiato eccellente. Autore di di oltre una ventina di romanzi, libri di viaggio e saggi, era stato ricoverato a fine febbraio e le sue condizioni sembravano essere migliorate. Gli era stato diagnosticato il coronavirus al suo ritorno da un Festival letterario in Portogallo. Autore di romanzi come “Il mondo alla fine del mondo” “Un nome da torero” o la favola per ragazzi “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, aveva vinto nel 1989 il Premio Tigre Juan con “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, e nel 2009 il Primavera de Novela con “L’ombra di quel che eravamo”

Combattente, arrestato due volte e condannato all’esilio durante la dittatura di Pinochet, nemico del neoliberismo, ecologista convinto, Sepulveda, che aveva riottenuto la cittadinanza cilena nel 2017, ha lottato contro l’invisibile nemico fino all’ultimo all’Ospedale Universitario di Oviedo, nelle Asturie dove viveva dal 1996, a Gijon, con la moglie Carmen Yáñez, poetessa cilena e grande amore di una vita. Lo scorso ottobre aveva compiuto 70 anni festeggiati a Milano in un evento organizzato dalla sua casa editrice italiana, Guanda.

Innamorato dell’Italia dove le sue opere hanno superato complessivamente gli otto milioni di copie e dove lettori e fan lo hanno sempre ricambiato con incontri affollatissimi da un pubblico di ogni età, insignito di una Laurea Honoris Causa in Lettere dall’Università di Urbino, era nato a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre del 1949. Cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile a 13 anni sognava di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria, “la ragazza più bella del mondo” lo fece andare in un’altra direzione, verso la poesia che era la cosa che lei amava di più.

Così diventò un fervido lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1945. Durante la presidenza di Salvador Allende si era iscritto al Partito Socialista ed era entrato a far parte della guardia personale del Presidente cileno. Arrestato nel 1973 dopo il colpo di stato con cui si era instaurata la dittatura di Pinochet, era stato liberato sette mesi dopo per le pressioni di Amnesty International ma, un nuovo arresto lo aveva condannato all’esilio. Nel 1979 in Nicaragua si era unito alle Brigate Internazionali Simon Bolivar.

In Europa si era stabilito dopo la fine della rivoluzione, prima ad Amburgo e poi in Francia. “Sono un apolide. Ero ad Amburgo nel 1986 quando mi hanno rubato la cittadinanza” aveva raccontato nel 2017.

Tra il 1982 e il 1987 è stato membro dell’equipaggio su una nave di Greenpeace. Con Bruno Arpaia ha scritto ‘Raccontare, resistere’ e con Carlo Petrini di “Un’idea di felicità”. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è ‘La fine della storia’ e l’ultima favola ‘Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa’.

La produzione favolistica era iniziata nel 1997 con ‘Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare’, pubblicata da Salani e poi da Guanda cui sono seguite fra l’altro “Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico” e “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”.

Delle mie favole sono sempre protagonisti animali e questo, come accadeva in quelle antiche – aveva detto -, ti permette di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo meglio“.

(Fonte – TGcom24)