Sport: Vezzali, escluso per ora un aumento delle capienze degli stadi

In questo momento, considerando la quarta ondata di coronavirus che sta colpendo l’Italia, “non sarà possibile” aumentare le capienze degli impianti sportivi sia all’aperto sia indoor, perchè ci si muove seguendo “un’ottica di prudenza”.

Lo ha chiarito la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Valentina Vezzali, che conserva comunque una speranza di incrementare la percentuale al Pala Alpitour per le Nitto Atp Finals di tennis.

La ripartenza dello sport è passata anche attraverso interventi nell’arco di questi due anni di pandemia che lo stato ha fatto in maniera diretta, con oltre due e miliardi e mezzo di risorse destinati allo sport, dal sostegno ai collaboratori sportivi a quello alle tante asd (associazioni sportive dilettantistiche)”, ha spiegato Vezzali, intervenuta a ‘I piani per la Ripartenza’, l’appuntamento dedicato allo sport italiano di RCS Academy.

Per quanto riguarda poi il tema della capienza è molto importante, significa far tornare la gente a vivere dal vivo le emozioni dello sport.

Ovviamente il tutto è legato a quella che è la condizione epidemiologica e le vaccinazioni: ritengo che la cautela che il governo ha sempre seguito in questi anni sia importante.

Ad aprile siamo partiti mettendo in sicurezza la possibilità di giocare a Roma le quattro partite dell’Europeo, siamo partiti con un rischio ragionato del 25 per cento del pubblico allo Stadio Olimpico.

Da quel 25 per cento siamo poi passati a luglio al 50 per cento gli impianti all’aperto e al 35 per cento per quelli al chiuso.

A settembre, vista la situazione epidemiologica in miglioramento visto con il calo dei casi e al buon andamento delle vaccinazioni, discusso con il generale Figliuolo, siamo passati al 75 per cento di capienza per il pubblico all’aperto e al 60 per cento al chiuso.

Il tema di un eventuale aumento in questo momento, considerando il trend in crescita che vedrà i casi aumentare in modo esponenziale, forse non sarà possibile, anche per ragioni di cautela e per far capire che non possiamo parlare di un’apertura globale e un ‘liberi tutti’ perchè il Covid-19 è stato debellato e non ci sarà più. C’è quindi un’ottica di prudenza”.