8 giugno: Giornata Mondiale degli Oceani

La Giornata Mondiale degli Oceani, il World Oceans Day, si celebra l’8 giugno, in occasione dell’Anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro.

La ricorrenza vuole essere l’occasione per riflettere sui benefici che gli oceani sono in grado di fornirci e il dovere che incombe su ognuno di interagire con essi in modo sostenibile.

Il tema della Giornata 2021 sarà The ocean: life and livelihoods: “Oceano: vita e sostentamento”, e farà luce sull’oceano come fonte di vita e sostentamento per l’umanità e ogni altro organismo sulla Terra.

Quella di quest’anno è la seconda celebrazione completamente virtuale della Giornata, che vedrà oltre 40 leader di pensiero, celebrità, partner istituzionali, voci della comunità, imprenditori ed esperti del settore confrontarsi in talks, tavole rotonde e presentazioni che metteranno in evidenza la biodiversità, le ultime scoperte, l’interconnessione tra l’oceano e i suoi ecosistemi, ed altro ancora.

Intanto le organizzazioni di settore, intervengono sulle emergenze portate in luce dalla ricorrenza. Per Coldiretti Impresapesca è Sos pesce italiano con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni.

Oltre all’emergenza sanitaria, anche il cambiamento climatico ha colpito alcuni dei più importanti ecosistemi marini mutando la disponibilità di pescato.

Sono apparse nuove specie non comuni nel Mediterraneo e stanno diventando rare specie fino a ieri comuni nei nostri mari. 

Pesci, come ad esempio le alacce o la lampuga, sino a qualche anno fa scarsamente presenti a certe latitudini, sono oggi diffusamente presenti nelle acque del centro-nord Adriatico e del Tirreno, mentre sono andate in sofferenza specie tradizionali come le sardine o le alici, messe in crisi dall’innalzamento delle temperature.

Gli effetti combinati del surriscaldamento i cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12mila unità, mettendo a rischio il futuro del comparto.

A peggiorare la situazione ha contribuito la pandemia con il crollo di oltre il 30% degli acquisti di pesce da parte della ristorazione dall’inizio dell’emergenza sanitaria, peraltro reso più pesante dalle chiusure di aprile.

Il risultato è un crack da 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti.

Senza dimenticare l’aggravio di costi per garantire il rispetto delle misure di distanziamento e sicurezza a bordo delle imbarcazioni, con i pescatori che hanno continuato a uscire in mare per assicurare le forniture di pesce fresco ai consumatori.

Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.