America’s Cup: Luna Rossa capitola. New Zealand trionfa 7 – 3

Sono state regate incredibili, con momenti di spettacolo e sportività. Congratulazioni a ETNZ che ha dimostrato di essere la barca più veloce in questa competizione“.

E’ improntata al più puro spirito sportivo la dichiarazione social del team di Luna Rossa che ha dovuto arrendersi davanti a New Zealand, di nuovo trionfatrice della 36esima Americas Cup.

Per i neozelandesi decisivo il successo in Gara 10, conquistata con un vantaggio di 4′. Peccato per gli italiani, ancora brillanti in partenza, che non sono riusciti a ‘marcare’ un rivale davvero performante.

Un po’ di amaro in bocca, certo, rimane. Gli italiani tradizionalmente popolo di navigatori fino ad oggi non sono riusciti nell’impresa. Ci abbiamo provato la prima volta nel 1983 e negli anni ci siamo affezionati ad AzzurraItalia, il Moro di Venezia e Luna Rossa.

Il Moro di Venezia di Raul Gardini nel 1992 portò l’Italia per la prima volta a competere per il trofeo. Una volta superate le qualificazioni, l’equipaggio di Paul Cayard dovette arrendersi agli americani.

Luna Rossa è comunque entrata nella storia, perché hanno vinto la Prada Cup (la prima della storia), ovvero la selezione fra gli sfidanti, battendo gli inglesi di Ineos e dando poi filo da torcere ai detentori della ‘vecchia brocca‘. 

Applausi infatti a Luna Rossa, capace di archiviare la Coppa con cinque successi di fila. La barca italiana, condotta dai timonieri Francesco Bruni e James Spithill, è stata all’altezza di un compito complicato.

I maestri del match race, trascinati da Peter Burling, avevano dalla loro anche il regolamento della Coppa America, che di fatto concede al detentore del trofeo di stabilire regole, tipo di barche e sede delle sfide.

Motivi che rendono difficilissima la sfida.

Luna Rossa ha però regalato notti magiche che, ad un certo punto, hanno anche fatto ipotizzare un ribaltamento della situazione, dato il cuore messo nella competizione da tutto l’equipaggio.

A loro il merito di averci creduto sempre, come dalle dichiarazioni social dello skipper Max Sirena al termine della penultima regataforse una delle più belle degli ultimi 15 anni di Coppa America. Ovviamente c’è l’amaro in bocca perché abbiamo perso, però siamo ancora vivi”.

Onore ai neozelandesi del Defender che hanno acquisito via via padronanza della barca, un monoscafo AC75 lungo poco meno di 23 metri, e imposto i propri ritmi, ristabilendo le gerachie.

Ma non importa … ci riproveremo!