Francesca Michielin conclude “Maschiacci” con La Rappresentante di Lista

Ha ancora senso oggi chiedere “che genere fai?” Ne abbiamo parlato nel sesto episodio di Maschiacci“.

Lo scrive Francesca Michielin sui social introducento l’ospite dell‘ultima puntata del suo podcast Maschiacci-Per cosa lottano le donne oggi?” che ha contribuito ad approfondire, accendendo il dibattito, temi di estrema attualità.

A confrontarsi con Francesca, La Rappresentante di Lista, progetto nato dall’incontro tra la cantante Veronica Lucchesi e il polistrumentista Dario Mangiaracina, portavoce di uno stile musicale senza genere, libero, proprio come loro.

Inaugurato dalla chiacchierata con Matilda De Angelis e proseguito poi con personalità differenti accomunate da uguali ideali come Carlotta Vagnoli, Maura Latini, Michela Murgia e Beatrice Venezi, il progetto di Francesca Michielin ha riscosso apprezzamenti e tantissimi click.

In apertura di puntata, la lettura della poesia “Amare è Rischiare” di Alda Merini dedicata a Malika Chalhy, la ragazza insultata e ripudiata dai genitori per aver fatto coming out.

A seguire la domanda che ha aperto tutte le puntate: “Per cosa lotti?”. Decisa Veronica “lotto per l’ecologia, per un senso di giustizia comune. Spero che tutti combattano per queste cause e mi piacerebbe che non ci fosse più quel senso continuo di battaglia: noi contro voi”.

Per questo La Rappresentante di Lista ha deciso di identificare il proprio stile col termine Queer Pop: le loro canzoni non possono essere classificate o ingabbiate in un genere, sono fluide.

La fluidità è uno dei temi a loro maggiormente cari: “La gente ha la necessità di categorizzare. Che genere fate? è sempre stata una domanda che ci ha messo in difficoltà dice Darionon sono mai stato in grado di rispondere finché non abbiamo incontrato la parola Queer, che rappresenta la possibilità di fluire da un genere all’altro. Ci siamo detti che è esattamente quello che vogliamo essere musicalmente”.

Aggiunge Veronica – “La fluidità d’altronde è quello che fa l’acqua che rompe la roccia e attraversa i confini”.

Altro tema caldo, quello della rappresentanza e della rappresentazione.

La prima intende farsi portavoce di una categoria che non è accettata dalla società della quale è importante affermarne l’esistenza e farla diventare modello di una realtà possibile a cui si può aspirare.

Diverso il significato di rappresentazione che, se rinchiusa in certi schemi, come per esempio quello della mascolinità proposta nei film e nell’arte, spesso alimenta la cosiddetta mascolinità tossica.

Francesca chiede anche se questo immaginario maschile diffuso e radicato nella mentalità, possa rendere difficile il coming out più per l’uomo che per la donna.

Per Dario “è più difficile per la donna. La mia considerazione deriva dal fatto che esistono molti più termini offensivi per definire l’omosessualità maschile rispetto alla femminile. Paradossalmente l’esistenza del termine offensivo, indica che esiste quella possibilità di rappresentazione. Se le donne omosessuali sono meno rappresentate anche nei termini, questo significa che è meno diffusa la loro rappresentazione, quindi meno accettata la loro realtà”.

L’incontro termina con la domanda che chiude ogni puntata: “Per cosa non vorresti più lottare”?

Dario oggi devo affrontare meno lotte. Probabilmente vorrei non lottare più per non essere considerato stravagante.

Veronicavorrei non lottare più per difendere i miei difetti. Odio anche la parola difetti. Chiamiamoli piuttosto dettagli o peculiarità”.