Il Capodoglio Furia scompare nel mare

Sperano sia solo momentaneo l’allontanamento di Furia, la femmina di Capodoglio rimasta impigliata nelle reti abbandonate a largo di Salina.

A parlare per la squadra di esperti – sommozzatori della Capitaneria di Porto di Napoli, biologi e la Guardia Costiera – che stava lavorando alla liberazione del cetaceo è il biologo marino Carmelo Isgrò.

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Molta della rete che lo avvolgeva dalla testa alla coda fortunatamente è stata rimossa dalla Guardia Costiera – scrive Isgrò su Instagram – ma ancora molta resta impigliata nella coda poichè non si lasciava aiutare. Speriamo che le ricerche o la segnalazione di qualche diportista porti a individuare nuovamente il capodoglio per potergli rimuovere l’ultima parte di rete che lo opprime per farlo tornare a nuotare libero e felice nel suo mare”.

La storia di Furia era iniziata un paio di giorni fa, quando era stata avvistata, impigliata e ferita in una rete da pesca illegale. “Il cetaceo sembra impazzito – diceva lo stesso Isgrò – e non favorisce le operazioni”.

C’è tanta amarezza e tanta rabbia per queste maledette spadare illegali che ancora una volta sembra abbiano avuto la meglio su uno dei giganti del mare più belli e maestosi che esistano al mondo – aggiungeva Monica Blasi, biologa di Filicudi Wildlife Conservation-pronto soccorso tartarughe marine – Abbiamo vegliato e monitorato ‘Furia’ mentre i sommozzatori lavoravano per liberarla, abbiamo misurato la sua respirazione e registrato le sue vocalizzazioni acustiche con l’idrofono per valutare il suo stato di salute e misurare comportamento e livelli di stress”.

“Durante questo tempo il cetaceo si è spinto verso nord a circa 15 miglia dalla costa eoliana e, nonostante la matassa di rete attorcigliata sulla coda, il suo spirito vivace e una grande voglia di vivere le hanno fatto compiere apnee prolungate di addirittura 40 minuti – diceva ancora Monica – Ripetuti i tentativi da parte dei sommozzatori della guardia costiera per rimuovere completamente la rete dalla coda”.

In tanti ora si augurano che il mancato avvistamento sia solo momentaneo e che Furia torni a rendersi visibile per farsi aiutare.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, questi mammiferi sono sempre più esposti a rischi. Uomini e Cetacei utilizzano il mare per procurarsi il cibo e possono entrare in competizione. Alcune specie come il tursiope, la stenella, il grampo, il capodoglio e il delfino, si avvicinano occasionalmente alle attrezzature da pesca, sottraendo il pesce dalle reti, causando buchi e strappi e, in alcuni casi, rimanendo intrappolati.

L’attrezzo più pericoloso è la rete pelagica derivante, la spadara, messa al bando dalla Commissione Europea dal 2002 e dal 2005 in tutto il Mediterraneo, ma ancora utilizzata illegalmente.

Si stima che ogni anno muoiano nelle reti da pesca mondiali circa 300.000 esemplari di Cetacei, 1.000 al giorno. Nel Mar Mediterraneo gli scienziati hanno stimato un numero di uccisioni di 8.000 cetacei all’anno negli attrezzi da pesca.

Intanto, l’Oipa – Organizzazione Internazionale Protezione Animali – Italia lancia un appello: chiunque avvisti il Capodoglio chiami immediatamente la Guardia Costiera di Lipari al numero 090 988 0819.