Lo smart working favorisce le scuse digitali

L’eredità di un anno, o quasi, di smart working, non è soltanto la libertà trascurare il look, tanto da mantenere spenta la telecamera durante i meeting per evitare di mostrarsi ancora in pigiama, ma anche le nuove “scuse digitali”.

Di individuarle si è occupato un sondaggio condotto tra la instagram community di Wiko.

Il campione analizzato ha ammesso, per l’86%, di utilizzarle con frequenza.

D’altra parte la tecnologia ha sopperito all’impossibilità di potersi incontrare con la digitalizzazione degli uffici ed anche con l’estensione del concetto di “disponibilità”.

Ne consegue – ed il 43% dei partecipanti allo studio l’ha ammesso – che ci si sente sempre più in dovere di giustificarsi in mancanza di risposte immediate a un input.

Parte da qui, pertanto, la gamma delle scuse più frequenti, in linea con la nostra “nuova normalità”.

Se il meeting, ad esempio, non va come dovrebbe è ovviamente tutta colpa della connessione (66%), mentre per evitare di rispondere ad una domanda a bruciapelo, secondo il 67% del campione, si ricorre al microfono in mute.

Abusato è l’utilizzo di sfondi improbabili per nascondere il caos nell’appartamento. Una soluzione classica e scontata per il 65% degli utenti coinvolti.

E poi i rumori di sottofondo sono sempre responsabilità del partner in call (57%) o dei poveri vicini intenti a fare pulizie o ad ascoltare musica (43%).

Per non parlare dei corrieri: citofonano sempre quando si sta per iniziare qualcosa di importante e ovviamente fanno fare tardi (24%). Da sottolineare però che un 76% di più rigorosi ha resistito alla tentazione di non usare questa scusa.

E voi? quali scuse usate?