Pelè compie 80 anni: Spero Dio mi riceva come la gente fa con me

Grazie per i tanti messaggi e gli auguri che già mi sono arrivati in vario modo. Ma per prima cosa dico grazie a Dio che mi ha fatto arrivare a questa età, in salute e lucido. Non tanto intelligente, ma lucido”.

E’ quanto ripete Pelè, fresco 80enne, in un messaggio diffuso da alcuni media brasiliani.Spero che quando andrò in cielo, Dio mi riceva nella stessa maniera in cui tanta gente mi riceve qui in terra, per via del nostro amato calcio”.

Il soprannome “O Rei” arriverà con la gloria. Il nomignolo che lo renderà leggendario viene dall’infanzia.

Pelè, cioè Edson Arantes do Nascimento – il suo nome di battesimo – nasce il 23 ottobre del 1940 a Três Corações, figlio dell’ex calciatore Dondinho e di Maria Celeste Arantes, cameriera.

Tira i primi calci con il Bauru – dove si era trasferito a 5 anni con la famiglia – e pare che un suo compagno di scuola lo ribattezzò “Pelè” perché il futuro fenomeno del calcio mondiale chiamava il portiere della loro squadra “Pilé”, invece che Bilé.

A soli 17 anni la stella del Santos, vinse la coppa Rimet nel 1958. Il numero 10 gli fu assegnato per caso. La lista dei convocati inviata alla Fifa dalla dirigenza della Selecao per i mondiali era priva di numeri, così vennero assegnati a caso: a Gilmar (portiere) il 3, a Didì (attaccante) il 6, al ragazzino… la 10.

Per la Fifa le reti realizzate da Pelè in carriera sono 1281 in 1363 incontri, di cui 761 in 821 gare ufficiali (media realizzativa pari a 0,92 gol a partita). Il millesimo sigillo arrivò su rigore la sera del 19 novembre del 1969, al Maracanà, in un Vasco De Gama-Santos. Ci vollero 10 minuti a battere quel penalty, tanti erano i fotografi accalcati.

La partita si concluse lì, sul 2-1 di Pelè, che viene portato in trionfo. L’unico ad aver vinto tre edizioni dei Mondiali (1958, 1962 e 1970) – Pelè è ancora oggi il migliore cannoniere della storia della Nazionale brasiliana: 77 reti in 92 presenze. L’Inter di Moratti cercò di portarlo in Italia.

Nel 1958 – disse – l’Inter offrì una forte cifra per me. Ero giovane, l’idea mi affascinava. I dirigenti del mio club però non accettarono la proposta e respinsero anche le successive”.

Dopo un primo ritiro nel 1974, nel 1975 il ritorno in campo, ricoperto d’oro dagli americani del Cosmos, insieme ad altre celebrità del calibro di Beckenbauer, Chinaglia e Carlos Alberto.

Oggi icona del calcio accolto in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. Sempiterna la disputa tra lui e Maradona. Ha recitato anche in un film, “Fuga per la vittoria” con una sua rovesciata divenuta leggendaria.