Pierfrancesco Favino, il sex symbol premiato con la Coppa Volpi

Non è solo bravo, ma è anche un sex symbol. E’ da qualche anno che Pierfrancesco Favino è prepontemente entrato nell’immaginario collettivo – soprattutto femminile – per il suo fascino.

Quest’anno, a tale primato si sono aggiunti anche premi prestigiosi. Oltre al David di Donatello come miglior attore protagonista per Il Traditore, alla Mostra del Cinema di Venezia è stato insignito della Coppa Volpi come migliore attore per la sua interpretazione in Padrenostro, di Claudio Noce.

Attore eclettico, l’attore romano, 51 anni compiuti da pochissimo, ha la straordinaria capacità di saper sempre stupire il pubblico per le sue interpretazioni nelle quali riesce letteralmente ad incarnare i panni dei personaggi – come per il Bettino Craxi di Hammamet – ma anche per le trasformazioni fisiche del privato, dettate dall’anagrafe, capaci di renderlo sempre più accattivante.

“Possiamo dire che ho uno sviluppo lento, a 60 anni sarò un figo pazzesco” ha recentemente dichiarato durante un’intervista ad un noto magazine.

Volendo datare l’avvio delle sue trasformazioni camaleontiche, occorre ritornare ai primi del Duemila. Dopo il debutto in tv nel 1991 con il film Una questione privata e al cinema nel 2003 con Pugili , nel 2006 per vestire i panni di Gino Bartali, percorre in bicicletta circa 5000 chilometri. 

Solo qualche mese prima, in Romanzo Criminale era diventato il Libanese, uno dei massimi capi della Banda della Magliana, un ruolo che gli vale i primi prestigiosi premi, ossia il David di Donatello e il Nastro d’Argento. 

Da lì l’approdo nel cinema americano, dove nel 2007-2008 lavora con registi del calibro di Spike Lee e Ron Howard. Da ACAB a Suburra, da L’industriale a Romanzo di una strage mette nel suo palmares nomination e premi.

Che Padre Nostro avesse fatto centro, lo si era capito fin dalla proiezione a Venezia. Al termine, in Sala Grande al Palazzo del cinema, sette minuti di applausi.  

La storia racconta un episodio realmente accaduto al regista, Claudio Noce: l’attentato da parte di un commando di terroristi ai danni di suo padre, il vicequestore Alfonso Noce, nel 1976.

Prendendo spunto da questo ricordo il regista racconta le paure, le fragilità, il percorso di crescita un bambino, (interpretato da Mattia Garaci) e, soprattutto, il suo intenso e complesso rapporto d’amore con il padre, interpretato da Favino.

Padrenostro, che arriverà nelle sale il 24 settembre, è anche il racconto di un’epoca, una generazione che è oggi quella dei 50enni, come Favino.

Mentre me la raccontava io vedevo me con mio padre – ha commentato – riconoscevo la mia infanzia, riconoscevo i sapori, gli odori, i silenzi. Noi facciamo parte di una generazione, Claudio è un po’ più giovane di me, che non ha partecipato a dei grandi eventi storici, è stata messa in un angolo e le è stato forse anche impedito di alzare la mano dicendo: noi l’abbiamo vissuta così. Noi siamo passati da quello agli anni ’80, siamo stati la prima generazione di consumisti e non abbiamo mai partecipato a nulla“.