Rapporti di buon vicinato: 3 italiani su 4 segnalano scorrettezze

Per quasi tre italiani su 4 (72%) è giusto segnalare alle forze dell’ordine comportamenti scorretti come assembramenti di persone o feste in casa dei vicini con ospiti. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ sui comportamenti degli italiani nel tempo del coronavirus.

Un risultato che evidenzia un elevato livello di responsabilizzazione della popolazione di fronte all’emergenza sanitaria in atto con la condanna diffusa per azioni che mettono in pericolo la sicurezza di tutti. L’88% degli italiani dichiara peraltro di rispettare sempre le indicazioni ed i divieti in termini di uscite da casa, spostamenti e rispetto delle distanze sociali mentre un 11% sostiene di non riuscire sempre a farlo, come dimostra purtroppo la presenza di ancora troppe persone all’aperto.

Più di un italiano su dieci (11%), infatti, non rispetta le indicazioni ed i divieti in termini di uscite da casa, spostamenti e rispetto delle distanze sociali. Per uscire di casa si trovano spesso giustificazioni fantasiose ma la più gettonata è quella di dove fare la spesa. Quasi 1 italiano su 3 (30%) non resisterebbe nemmeno 72 ore prima di dover uscire per fare la spesa in negozi, supermercati e alimentari.

Il risultato è – sottolinea Coldiretti – nel 38% delle case degli italiani sono state accaparrate scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore di non trovali più disponibili sugli scaffali. Nelle dispense sono stati accumulati soprattutto pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%), secondo un’indagine coldiretti/iXE’. Un comportamento pericoloso per la salute, per l’attesa nelle lunghe file, ma che favorisce le speculazioni dal campo alla tavola e anche gli sprechi di cibo in un momento delicato per le forniture alimentari del Paese.

La situazione mette sotto pressione il lavoro di oltre tre milioni di italiani ai quali è stato richiesto di continuare ad operare nella filiera alimentare, dalle campagne all’industria fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. Una realtà che allargata dai campi agli scaffali vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil grazie al lavoro tra gli altri di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000).